da   Ass. Il Racconto Ritrovato

Il mondo della donna

Non solo il mondo circoscritto alle pareti domestiche, ma i tanti  mondi fuori, che la trovano coinvolta in situazioni e posizioni diverse. La donna a capo dell’Azienda Famiglia, con responsabilità, capacità di organizzazione e una forza lavorativa che si rigenera continuamente. E ancora nel lavoro fuori casa che le richiede impegni sempre maggiori, mai tralasciato del tutto il ruolo della cura e dell’accudimento. 

Oggi più che mai il suo compito si gioca nell’arco delle ventiquattro ore che da sempre  la donna sa così bene moltiplicare. Bisogno di conoscenza,  confronto con interessi e esperienze differenti, la nascita di nuove inattese passioni. Difficile misurare l’universo donna, continuamente teso all’istante successivo, impossibile  trovarvi la cornice in cui circoscriverlo.

 Non è infatti quello che proponiamo. Con occhi e orecchi attenti, cavalcando le parole di libri, giornali, informazione mediatica le donne con cui ci accompagneremo ci condurranno là dove la loro esperienza le ha portate, dove  la loro curiosità le spinge, attraverso il loro racconto o con  le testimonianze di cui i lettori saranno partecipi.

 

                                                                                                                           Fiorella Naldi                                                                  

 

Lo stradone è diritto con ai lati degli olmi da cui partono i filari della vigna. Le cicale cantano ininterrottamente. Finito lo stradone, si comincia a scendere.
E’ luglio; fa molto caldo. “Balla la vecchia!”dicono i nostri contadini, ma andare verso l’acqua già ci consola. Siamo quasi arrivate. Bisogna stare attente: c’è qualcosa che striscia più in là. Ecco, l’abbiamo visto: è solo un piccolo serpe che va per la sua strada, però abbiamo avuto paura.
Già si sente il rumore dell’acqua. Eccolo il nostro fosso! Fresco, ombroso, palpitante di vita; c’è uno slargo ampio dove l’acqua sfiora appena quei ciottoli disuguali, un po’ grigi che ti solleticano i piedi quando lo guadi. Più su esso è così chiaro che ci potresti bere! Più giù invece è stretto, fondo; sugli argini crescono ontani, lecci, carpini e altre piante di cui non conosciamo il nome. Quelle basse là hanno foglie talmente larghe che le chiamiamo “orecchie di elefante.”
Come gorgoglia il “fosso di Malle!” E’ bellissimo, animato, vivo; sotto i sassi più grandi si nascondono i girini. Mettiamo le mani a conca, per prenderne qualcuno, ma sono veloci e guizzano via. Ci vuole molta pazienza, ma noi abbiamo tempo e qualcuno riusciamo a prenderlo. Il rumore dell’acqua ci culla, ci calma, ci fa venire voglia di giocare con essa. Ascoltiamo il frinire delle cicale, mentre le libellule danzano a fior d’acqua e s’intravedono di tanto in tanto piccoli branchi di “rovella” con le squame argentee: sì, è proprio un privilegio vivere tutto ciò!
La natura è ancora intatta. Ci sono delle pietre larghe, piatte, un po’ inclinate; sembrano messe lì apposta. Ci si mette in ginocchio per lavare i panni. E’ un po’ faticoso, ma se si vive in campagna non ci sono molte alternative. E non si inquina, perché il sapone è fatto in casa in modo artigianale e si profuma con “felce azzurra.”
E’ quasi sera. Le rane gracidano più forte, qualche uccello in picchiata sull’acqua si disseta e afferra un animaletto per la cena. Sembra che il fosso scorra più lento, come se si preparasse per la notte. Si torna a casa bagnate, felici, sicure di poter tra qualche giorno godere di nuovo del nostro fosso e di tutta la vita che nasconde.


Tutto ciò avveniva solo sessant’anni fa!

 

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