da   Ass. Il Racconto Ritrovato

Esperienze e Iniziative

Uno spazio comune, il  luogo di incontro preposto all’ascolto, allo scambio di informazioni e alla collaborazione sui temi piĂą svariati, ove farsi raggiungere e giungere alle notizie. 

Accogliere e vagliare insieme nuove proposte sulla base di esperienze, affiancare iniziative cui offrire il personale contributo sarĂ  il modo per accorciare distanze fisiche e culturali con l’intento di svolgere, seppure virtualmente, un lavoro di squadra.    

L’arte nelle sue molteplici espressioni, la musica, l’attualitĂ , l’informazione e la critica; lo svago e tutto quello che potrĂ  essere scoperta e fonte di arricchimento. 

AttivitĂ  minori e non per questo meno importanti e qualitativamente valide saranno alla portata di chi vorrĂ  e potrĂ  coglierle, o proporne di nuove nel luogo che potrĂ  divenire vivace fucina di idee e di progetti possibili.

                                                                                                                           

                                                                                                                            Fiorella Naldi

                     


Mi ritrovo nel bel mezzo di una giornata come le altre, quando incontro, anzi mi scontro con un mondo a me completamente sconosciuto. Nessuno, io credo, vorrebbe finirci dentro ma purtroppo capita e in meno di un battito di ciglia si diventa abitanti dell’inferno.
Ciò avviene nel momento in cui intorno a te tutto sembra diventare noioso e banale tanto da non meritare di essere vissuto e ti sembra sia meglio fuggire e rifugiarsi in quella parte di mondo, non-mondo, non vita.
Non è la vita con la “V” maiuscola, quella delle responsabilità ma anche della pizza con gli amici, della sera al cinema con la ragazza o, meno gradevole, dell’interrogazione del giorno dopo per cui, come sempre, non sei preparato.
Capita allora che trovi nuovi “amici” che ti portano in luoghi fino allora sconosciuti dove tutto diventa facile e divertente, dove nulla ti è proibito e tutto, al contrario, ti è consentito, dove tu sei re e, ti sembra, padrone di te stesso. Giorno dopo giorno ti ci ritrovi sempre più coinvolto.
Coloro che avevi una volta intorno, che erano i tuoi amici, non ti riconoscono più e poiché non approvano la tua nuova vita, ti sembrano quasi nemici, tanto che si allontanano da te.
Tu non ci fai caso, ormai ti consideri quello che vale, quello nel giusto e così non fai caso al loro addio. Ormai sei così diverso che sei persino felice di perdere i veri amici.
Alle nuove alleanze si aggiungono i luoghi che si frequentano che non sono piĂą il pub, il cinema, la pizzeria o la scuola bensì luoghi dove avviene la perdita dell’Io e della ragione. Lì non trovi comportamenti affettuosi e naturali come quelli che hai appena perso, lì trovi gente che dopo due minuti ti abbraccia e ti chiama giĂ  “Fratello”, sì “fratello” termine che il tuo amico d’infanzia non ha mai usato come non ti ha mai detto â€śti voglio bene” mentre qui nel giro di qualche ora, il tempo di due chiacchiere sembra si sia uniti e grandi amici. 

Continuano a passare i giorni che diventano mesi e tu non ne hai mai abbastanza, diventi arrogante e scontroso, a tratti persino violento: insomma ti trasformi passando da dottor Jeckyll al peggiore Mister Hyde. Persino i tuoi genitori non sanno più cosa fare di te e per te, decidi così di abbandonarli dopo aver già abbandonato la tanto odiata scuola e gli amici di una volta.
Un giorno però durante uno dei tanti vagabondaggi ai giardini con i nuovi amici e malgrado la loro compagnia mi sento solo e tremendamente strano: com’è possibile che io, che avevo creduto di aver conquistato con la libertà il mondo mi senta solo? Cosa mi manca? Decido di aumentare l’uso di “Lei” che credevo fosse la mia Beatrice e in effetti tutto mi sembra migliorato,ma finito l’effetto ormai sempre più breve mi rendo conto che quella non è Beatrice, quella è la peggiore delle rovine che riesce a rovinare eventi della vita e la vita stessa con tutti i valori che ne fanno parte. Prendo così in mano la mia vita e inizio a cercare aiuto persino negli sguardi della gente che incontro per strada e che mi guardavano come non mi vedessero, forse per timore o vera e propria riluttanza. Suono il campanello di una grande villa con un ampio giardino fiorito, mi aprono, e dopo essermi presentato, grido il mio bisogno di aiuto.
Mi capiscono, mi aiutano.
Da quel giorno ho rivisto la luce quella vera e, dopo un inizio molto difficile e sofferto, contrastato soprattutto da quei miei nuovi falsi amici, sono riuscito a liberarmi da “Lei” e a ritrovare tutti coloro i quali pensavo fossero persone che non mi volevano bene, persone che non capivano la mia irrequietezza, il mio desiderio di esplorare un mondo diverso.
Ma meglio una pizza, un libro ed un cinema piuttosto che quella non vita!
Certo si sarĂ  capito chi era la mia Beatrice e cosa ha rappresentato quella villa con il giardino fiorito.

 

 

Sono anni che faccio il guardiano alla diga quasi sempre in coppia con Nestino e so convivere con i silenzi e la solitudine, ma a volte, durante la breve luce invernale, certi pensieri danzano sopra equilibri smarriti. Ho imparato a seguirli con razionalità, li raggiungo e li intontisco in una boccata d’aria gelida o nel privilegio di trascorrere momenti unici fuori dal mondo, li fisso in appunti sulla mia agenda segreta. Così tratteggio disegni, improvviso canzoni che stonano metriche e rime, abbozzo paesaggi estranei a tutto quel candore, addormento desideri su spiagge coralline. Mi allontano nel sogno, cullato dal sole che filtra tra le palme.
Vivo fughe rapide, necessarie, fughe in cui lascio sfumare giornate eterne di nebbia, di vento e gelate, di confessioni profonde. La solitudine, accettata in una scelta, non è pazzia

Anche quest’anno, come gli altri da che lavoro alla diga, il tempo è passato lento fino ai giorni di carnevale. Ora è primavera inoltrata, una primavera splendida con il termometro costantemente sopra la media stagionale.
E ora è nuovamente il mio turno alla diga.
I crocus ravvivano i pendii bassi esposti a sud, la strada che arriva al muraglione è quasi tutta senza neve. L’inverno si sta allontanando, guardo indietro e mi sembra impossibile aver superato la sua immensità con la mia presenza adattata. Già s’avvicina maggio e, a seguire, la sempre troppo rapida estate. Certe sere senza vento potrò uscire in maglietta sul camminamento della diga a riscoprire la luna piena specchiata nel lago, una pallida chiazza tremolante. Durante il giorno, lo scoiattolo verrà di nuovo a saltare invisibile tra i rami del pino in fondo al piazzale, sui prati fioriture sgargianti ubriacheranno le api. Sarà bellissimo vivere quella stagione fuggevole. Rifiuto il pensiero che accenna all’autunno, anche se so che tornerà inesorabile con le nuvole basse e le bufere ostinate sopra il ghiacciaio.

 

Ora è primavera, e la primavera è attesa, un’esclusiva che m’illude.
Ora è primavera, la luce e i colori sono primavera.

 

Otto giorni fa, giovedì della settimana santa, per la strada della diga è salita una famigliola, padre, madre e una bambina. Tutti vestivano maglioni colorati e pedule nuove. Davanti a loro correva una cagna, una giovane lupa appena più grande di un cucciolo; l’ho seguita, balzava instancabile su e giù, drizzava le orecchie pronta a lanciarsi dietro al fischio d’una marmotta, annusava eccitata la neve residua sotto i larici. Al sole, nella radura vicino al piazzale, l’uomo ha posato lo zaino e la donna ha disteso una coperta e preparato i panini. Dopo mangiato mi hanno chiesto una fotografia, li ho fissati che ridevano, la bambina inginocchiata abbracciava il cane.
Prima di scendere sono passati a salutarmi, sedevo davanti a casa e controllavo gli attacchi degli sci; l’uomo mi ha confessato di aver goduto ore serene, nelle sue parole ho colto la stessa forza che spinge l’erba fuori dal terreno.

Mentre rientravano la bambina correva e chiamava la lupa, la donna ringraziava l’uomo per la giornata trascorsa insieme.