da   Ass. Il Racconto Ritrovato

Un foulard a rose blu di Angela Lista - 2008

Guardava senza interesse il paesaggio dal finestrino.

Una nebbia lattiginosa stava sospesa sulla campagna fredda e spoglia. Le giornate si erano accorciate e lui non vedeva l’ora di arrivare a casa. Ne pregustava già il tepore, seduto sullo scomodo sedile del Bologna – Torino.

Era così, ogni fine settimana, da quando aveva accettato l’incarico presso l’Università bolognese. Il viaggio gli pesava. Tanto. Gli occhi si chiudevano, ma subito lo sballottio del treno lo faceva sobbalzare. 

Per passare il tempo, l’uomo dava un’occhiata al giornale, leggeva i titoli di cronaca  o guardava annoiato oltre i vetri opachi per la sporcizia e lo smog.

Un fruscio lieve. Una figura leggera si era fermata due file più avanti.

L’uomo notò subito il foulard a rose blu che copriva il capo e la fronte della ragazza. Piccola, guance arrossate. Occhi bassi, mani giunte per chiedere. Un inchino gentile per ringraziare.

Infastidito, egli girò la testa e finse di dormire, ma la osservò mentre lei usciva dallo scompartimento.

Infradito a novembre. La gonna stropicciata ondeggiò alla corrente d’aria fredda che proveniva dalla porta automatica.

- Tornatene a casa tua! - pensò l’uomo e si addormentò.

A casa era tornata Alina. Aveva smesso il foulard da contadina e aveva un bagliore sfacciato negli occhi. Era partita, la valigia di cartone  legata con lo spago. Se ne tornava con un trolley pieno di meraviglie.

“ Non mi sono dimenticata di te”, diceva  all’amica e le raccontava della vita nuova, dei soldi.

“Né accattona, né badante. Vieni anche tu, c’è lavoro per te. Mai più cavoli e patate!”

Lei aveva guardato con timore le labbra troppo rosse e le unghie laccate della ragazza. Si sentiva a disagio. Quasi non la riconosceva più. Non sapeva se ammirarla, ma si vergognava delle sue mani dure e callose e le nascondeva sotto il grembiule. Odoravano di terra, ancora lavoravano la terra. E Alina le diceva: “ Vieni anche tu, con un visto turistico, poi si vedrà. Farai una vita diversa se saprai arrangiarti.”

Lei la guardava, taceva, sospirava.

Poi aveva pensato ai suoi vecchi. Al fratello. Con qualche soldo avrebbe potuto pagargli  la scuola, cambiargli la vita.

Ed era partita, con  Alina e il ragazzo dagli occhi neri. Quello che le aveva detto: “Che ci vieni a fare tu? Non vedi  come sei piccola?” Lo stesso che ogni sera le rapinava i pochi soldi elemosinati. Perché lei non voleva finire come Alina; lei no, non sarebbe andata sulla strada.

Si annodava il foulard a rose blu e viaggiava.

Tutto il giorno. La sua casa era un treno sporco e affollato.

Saliva, scendeva. Si faceva piccola, piccola se scorgeva il controllore o la polizia e spariva, tra i tanti che fingevano di non vederla.

A maggio era piacevole viaggiare.

Le ragazze salite a Parma avevano portato un’ insolita allegria. La carrozza risuonava delle loro voci eccitate. Commentavano le lezioni del pomeriggi e mandavano messaggi sui telefonini per organizzare il fine settimana.

La gente era di nuovo viva. La campagna era viva. L’aria piena di colori luminosi, mutevoli.

- Che strano, oggi il cielo sembra più alto – pensò l’uomo e intanto inseguiva striature di viola e d’azzurro che fuggivano, seguendo la  corsa del treno.

Poi uno sguardo al giornale. Fermarsi, bloccare il respiro. Capire di aver perso qualcosa. O qualcuno.

“ Ancora sconosciuta la donna massacrata la notte scorsa in un viottolo nei pressi della tangenziale. Unico indizio: un foulard a rose blu”.

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