da   Ass. Il Racconto Ritrovato

1939 di Renzo Saviane - 2008

Dissi ad Almafuerte di gettarmi la giberna di Xavier: avevo terminato le munizioni

Mi rispose che avrebbe dovuto chiedergli il permesso: era un anarchico molto ben educato.

-Ma se è morto -, urlai, -Se proprio devi chiedergli qualcosa, chiedigli dove vuole essere seppellito!

Con le mani a megafono gridò che anche lui non si sentiva troppo bene, e che comunque, appena poteva, glielo avrebbe chiesto; poi, prese la mira su un topo che usciva dal teschio di Xavier.

Quelli della falange avanzavano urlando coperti dall'artiglieria: nuvole di terra si alzavano assieme a gambe di anarchici, che cercavano disperatamente di fuggire da tronchi di comunisti. Mi seccava continuare a fare pum, pum con la bocca: chiesi ad Almafuerte la sua giberna.

-Mi è rimasto un solo proiettile: voglio tenerlo per ricordo - fu la sua ultima risposta.

Lo vidi innestare la baionetta e accucciarsi, giusto un attimo prima che una sventagliata di proiettili gli passasse sopra alla testa: caddero a terra delusi per non aver centrato nulla, tranne uno, che in ritardo, trovò la porta della bocca.

“Quando arriva il nemico lo azzanno”, pensai, ma non avevo denti.

Chiesi a Juan che mi prestasse i suoi. Me li mostrò: erano guasti e doloranti: negli ultimi mesi non aveva avuto modo di lavarseli una sola volta, guerra dannata.

Gli chiesi una mano, la mia era per terra e si stringeva in un pugno chiuso, molto rivoluzionario.

-Ti posso dare la sinistra di Bellucci, disse.

Rifiutai. Cosa me ne facevo di due sinistre.  

Il nemico urlava e avanzava preceduto da sventagliate di mitra, colpi di mortaio, odore di cognac: avevano dato fondo alla riserva prima dell'attacco, fascisti e ubriaconi, una bella accoppiata.

Una figura nera passò sopra a Almafuerte e gridò.

-Arriba Espagna.

Scarpe chiodate giocarono con la sua testa, pallottole gli riempirono le orbite vuote.

Il nemico avanzava e gridava “Arriba Espagna”.

Qualcuno urlò -L’abbiamo capito brutti porci chi arriva!

Chi era vivo non aveva più una bomba, chi era ferito gridava che non aveva più una bomba, chi era morto non lanciava più una bomba.

Sentii che bisognava fare qualcosa di nuovo e sorprendente. Gridai “contrattacco” e  mi lanciai fuori dalla trincea, lontano dai topi, lontano dai morti, oltre ogni possibile contraddizione anarchico-comunista, ma non avevo gambe.

Gridai ‘no pasaran’: stivali neri mi passarono sulla faccia; urlai: non mi sentii

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