da   Ass. Il Racconto Ritrovato

Leonardo e il primo volo di Mauro Banfi - 2006

“ Piglierà il primo volo il grande uccello, dall’alto del Monte Ceceri, riempiendo l’universo di stupore, riempiendo di sua fama tutte le scritture, e gloria eterna al nido dove nacque!”

Leonardo da Vinci, primavera 1505.


In memoria dell'anima volante di Angelo D’Arrigo.

Maestro Leonardo sale al passo, carezzando teneramente il collo del suo cavallo, lungo il declivio del Monte Ceceri, contemplando la volta turchese del cielo.

Più che di un monte, in verità, si tratta di uno scosceso versante collinare nei dintorni di Firenze, in direzione di Fiesole.

L’alta collina è detta Ceceri, per via di grossi uccelli chiamati dal popolo “cigni ceceri”, che ci svolazzano e lo sorvolano intorno, caratterizzati da un’escrescenza a forma di cece sul becco.

Ferma il cavallo.

Contempla con lo sguardo ipnotizzato, un piccolo uccello predatore, il cortone, detto così per la corta coda, temibile cacciatore di allodole e passerotti.

Il falchetto se ne sta immobile nell’aria, ora sostenuto dalle correnti ascensionali, ora agitando ritmicamente e rapidamente le ali.

Sta puntando una preda.

All’improvviso, chiude le ali e si precipita in picchiata sul malcapitato uccellino, al quale non concede scampo.

Leonardo sfila dalle tasche un taccuino, foderato in pelle e comincia ad annotare frettolosamente, malfermo e ondeggiante sulla sella, i suoi pensieri.

“ Quando l’uccello apre le ali e la coda, diventa più leggero, e girando nel cielo, riceve la corrente d'aria sotto le ali; il quale vento lo solleverà in alto, nel cielo, rapidamente.

Chiudendo invece le ali di scatto, l’uccello diventerà pesante e cadrà come grave a ghermire la preda sul terreno; come il cortone, uccello di rapina, ch’io vidi andando a Fiesole, nel 1505 addì 14 di Marzo.”

La porta a muro di legno di noce, larga quanto una parete, viene sollevata dal Maestro, mediante una fune collegata a rulli circolari dentellati che azionano una carrucola nel muro.

Naturalmente, al mondo un meccanismo di questo tipo non esiste.

L’ha inventato lui per accedere al suo vasto laboratorio.

Ala sommità dello studio, con una catena collegata ad un piccolo argano, svetta la sua macchina volante.

I fedeli aiutanti di bottega, Salaì e Tommaso Masini, dietro di lui, restano incantati a rimirare la meraviglia del suo ingegno e il frutto del lavoro delle loro mani.

“Ecco le mie ali animate meccaniche, per simulare il volo a vela e quello a getto battente delle ali degli uccelli.

Tommaso, fai scendere la macchina!”

Con lo stridulo verso di un rapace l’apparecchio volante scende a terra.

Leonardo s’infila nella struttura alare, afferrando, nel posto centrale del pilota, le manopole che con un sistema di tiranti e carrucole manovrano le due ali articolate.

“ Andate, vi chiamerò quando ho finito di verificarlo.

E mi raccomando, ” disse, portandosi l’indice sinistro teso alle labbra, ” Nulla deve uscire dalle vostre bocche: grande segreto, nessuna parola!”.

I due assistenti richiudono la porta girevole e se ne vanno.

Leonardo, con ampi e lievi movimenti delle braccia, aziona per un po’ le ali articolate, osservando con scrupolosa attenzione ogni loro movimento.

Poi si sfila dal posto di pilotaggio, prende uno sgabello da sotto un tavolo e si siede, meditabondo, davanti alla macchina volante.

“ Non va, non va…il materiale è troppo pesante, e ci vuole una forza superiore alle energie di un uomo.

Questi materiali sono il tessuto e il legno più leggeri che oggi conosciamo.

Possono andare bene per il volo a vela, ma se il vento cessa di colpo?

Macchina e pilota vanno giù come massi!

E questo capita anche in caso di violenti colpi di vento trasversali, quelle improvvise correnti laterali che fanno traballare anche gli stessi uccelli.

Possono rovesciare l’uccello meccanico con gran facilità e quale forza può rimettere in linea l’apparecchio?

No, no…non c’è il materiale adatto…non c’è la potenza necessaria alla spinta; non c’è nemmeno l’anima dell’uccello che sorregge il suo corpo piumato, mentre si destreggia nelle vie dei cieli con il suo istinto prodigioso!

Non ci siamo…il volo per mezzo di una macchina non è una scienza così precisa e sicura, da evitare agli uomini degli incidenti mortali.

Per gli animali dell’aria il volo non è pericoloso; nemmeno se si trovano in mezzo alle più furibonde tempeste.

Non c’è niente da fare: per loro volare è naturale, per noi no.

Senza studi e applicazioni tecniche, loro sanno sempre che cosa fare!

Il dio dei venti dà sempre a loro il suggerimento più opportuno…”

Detto questo, s’alza e si dirige verso un cavalletto, coperto da un drappo di velluto azzurro.

Lo alza e scopre quello che lui chiama il suo”dipinto da compagnia”, cui lavora da tempo memorabile, chissà, forse da sempre.

Appone sul manto che ricopre una donna fiorentina dal sorriso inafferrabile, un tenue strato di colore scuro, come se fosse l’ombra del suo pennello.

Un altro pensiero, prepotente, da giorni lo pervade, lo possiede“ L’acqua che tocchi dei fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene Così il tempo presente, l’attimo, fugge, inesorabile, minuto per minuto, e non si può fermare. 

Fino all’eternità, l’oggi diventa ieri.”

IL cuore di Tommaso è in tumulto e batte all’impazzata.

Quella notte, ad ora inoltrata, fatto raro quanto sensazionale, ha sentito esultare il Maestro nel laboratorio.

“ Piglierà il primo volo il grande uccello, dall’alto del Monte Ceceri, riempiendo l’universo di stupore, riempiendo di sua fama tutte le scritture, e gloria eterna al nido dove nacque!”

“Si può, allora! Si può volare!

Mi offrirò volontario al Maestro per il primo volo !”

Aveva atteso, impazientemente, tutta la giornata, il suo ritorno dalle colline verso Fiesole, dalle sue osservazioni sul campo degli uccelli.

Ed ora, ecco il gran momento.

Chiamò oltre la porta a muro.

“Maestro, scusate, vi voglio parlare: ”

“Vieni Tommaso, entra pure.”

L’assistente apre e richiude la saracinesca girevole e penetra nello studio.

“Prendi quella seggiola e siediti accanto a me. Bene. Dimmi tutto.”

“Maestro, non voglio farvi perdere tempo prezioso, vengo subito al sodo. Mi offro volontario per sperimentare la macchina volante, gettandomi dal dirupo del Monte Ceceri.”

Leonardo gli sorride con affetto sincero. Aveva già capito le sue intenzioni da tempo.

“ Ci ho pensato su tutto il santo giorno, Tommaso. La risposta è: no.

Purtroppo non si può, non è possibile…davvero.”

“ Ma come! Vi ho sentito esultare questa notte! E oggi avete provato la macchina voi stesso…perché dite così?”

“ Capisco e conosco la tua stessa delusione…ma il materiale è troppo pesante, Tommaso.

In assenza di vento la struttura viene giù come un lingotto di piombo.

E il meccanismo delle ali battenti articolate dovrebbe essere azionato da una forza motrice superiore ai muscoli delle braccia di un uomo…”

“Ma io sono una forza della natura!Mi conoscete, è vent’anni che sono al vostro servizio! Posso piegare i ferri da cavallo a mani nude!”

“ Lo so, Tommaso, ma non basta, purtroppo…Occorre un’energia superiore alla nostra fantasia di oggi.

Un giorno, forse, arriverò a scoprirla; ma ora, non è possibile, è troppo pericoloso, non posso rischiare la tua preziosa vita.

Io te lo proibisco, Tommaso, mi dispiace, non si può fare.”

Una terribile smorfia di disappunto si dipinge sull’espressione di Tommaso.

Poi, il capo si riscuote e l’aiutante di bottega s’alza di scatto, agitando il pugno chiuso come un ossesso.

“ Maestro, io devo correre il rischio! Non ne posso più di sentirvi deridere da quei pettegoli borghesi in Piazza della Signoria!

Vi parlano alle spalle perché non riuscite a realizzare in Municipio, il grande dipinto murale della battaglia d’Anghiari.

Dicono che il Michelangiolo è più giovane e veloce, più bravo e più “artista” di voi! Chiacchierano a vanvera, dicendo che vi nascondete dietro le arie del sapiente per non mostrare la vostra vera faccia da mollaccione inconcludente!

Io li odio, voglio fargliela pagare!

Voi il genio, ed io, il primo uomo volante, sbalordiremo gli abitanti di Firenze con l’uccello meccanico volante! E se anche dovessi precipitare, al diavolo!

Il vostro nome rilucerà di gloria nei secoli a venire, così che altri verranno dopo di voi a trovare quella forza motrice che oggi ci manca!” Leonardo è visibilmente commosso dall’esplosione di coraggio e di abnegazione di quell’uomo semplice e vero, da anni al suo fianco in mille viaggi e scoperte.

“Siediti, amico mio. Calmati.

Sarà da vent’anni che non ti vedevo così ingrullito!

Versati un po’ di vino dal tavolo e vieni qua a ragionare insieme a me.

Tommaso va a riempirsi il bicchiere, e poi torna a sedersi accanto a Leonardo.

“ Allora, tanto per principio, tu non devi curarti dei pettegoli.

Quelli sono come le scimmie che si portano, facendo versi, i libri alla bocca, credendo che siano roba da mangiare.

Sono solo transito per il cibo ingozzato e produttori di sterco!

Di loro non resterà nessuna memoria; se non i cessi intasati dalla loro ignoranza!”

Tommaso sorride divertito.

“ Ascoltami. Tu ti arrabbi perché hai capito quale cosa meravigliosa sia il volo degli uccelli, e non la puoi collaudare, è vero?”

“ E’ così, Maestro.

Grazie a voi, ho capito quale gioia si può provare ad innalzarsi sopra tutta questa miseria umana, oltre la morte spirituale che ci assedia fuori di questo laboratorio!”

“Bene, prestami tutta la tua attenzione, adesso.

Quello che voglio per dirti è davvero molto importante.

Tu sai che io sono un figlio di Madre Natura, e da sempre cerco di fare esperienza delle sue forze per aiutare gli uomini a vivere meglio che si può.”

“Certo, Maestro.”

“ Allora pensa, per semplice esempio, alle navi che abbiamo costruito.

Per quanto tentiamo d’imitare i pesci, non riusciremo mai ad eguagliare la naturale spontaneità con cui gli stessi animali delle onde superano illesi ogni tipo di maremoto subacqueo.”

“Non capisco”

“ Pensa agli uccelli nel cielo! Il loro volo non è così senza difficoltà, come a noi sembra!

I venti li aggrediscono da ogni parte, di sopra, di sotto e di lato…e poi ci sono le correnti d’aria calda e fredda…che arrivano a raffiche improvvise, violente e veloci! Eppure, per quanto i venti fanno e disfanno, non riescono a far precipitare dal cielo neanche un passerotto.”

“ E perché?”

“Perché ogni creatura alata ha un soffio vitale, l’anima del volo, che noi non abbiamo nella nostra natura.

Stai attento…

L’anima-pilota non è solo la forza energetica capace d’innalzare in volo la macchina volante con l’energia sprigionata dalle ali battenti.

L’anima del volatile è il suo intuito infallibile, la sua destrezza di guida che gli permette di affrontare le correnti aeree e i venti tempestosi, senza che ne riporti alcun danno.

Noi non possiamo avere questo spontaneo equilibrio di volo, in presenza di turbini e di burrasche. Te lo ripeto, non è nelle nostre corde naturali.”

“Allora, secondo voi, non potremo mai volare.”

“ No. Un giorno qualcuno inventerà quella forza che per ora mi sfugge e voleremo, Tommaso, stanne certo!

Ma non è questo il punto.

Il vero problema è che noi vogliamo volare solo ed esclusivamente con delle macchine, con delle protesi esterne al nostro corpo e alla nostra anima, e non con il nostro istinto animale.”

“Continuo a non capire.”

“ E’ semplice.

Noi possiamo volare dentro di noi, Tommaso, senza macchine o dispositivi meccanici, con la spontaneità dell’anima volteggiante degli uccelli.

Noi, se lo vogliamo, possiamo fermare il tempo, volando in un altro modo.”

“ E quale sarebbe questa maniera, Maestro Leonardo?”

“ La vera questione è il tempo che passa.

Quante volte hai provato il sentimento che il tempo a tua disposizione non ti basta mai e che la vita ti sfugge troppo rapidamente dalle mani, come la sabbia nella strozzatura della clessidra?”

“Tantissime volte.”

“ E quante altre volte hai avuto la sensazione, invece, che il tempo non scorra mai e ti sei annoiato a morte?”

“Altrettante volte”

“ Lo capisci qual è il vero problema?

Non è il fastidio per i pettegoli e la crudele stupidità umana che ci spinge al volo!

E’ per trovare una cura alla frenetica agitazione e alla noia profonda che sono radicate nella nostra anima!

Dimmi, Tommaso, quante volte nella vita ti sei sentito davvero felice e in pace con te stesso, nell’attimo stesso presente, nell’ora, nell’adesso e nel qui?”

“Rarissime davvero, Maestro”

“ Lo comprendi allora, dov’è il nostro sbaglio?

Vogliamo volare fuori di noi, con le macchine di legno e di panno, e non dentro il cuore, con l’emozione dell’intelligenza e della fantasia.

Non dobbiamo cercare di copiare, scimmiescamente, l’istinto dell’uccello con freddi e inanimati artifici meccanici, ma ricreare, ritrovare il nostro istinto animale, la nostra natura umana!

Solo dentro di noi possiamo sperimentare quei momenti Senza Tempo, quella pace interiore che ci fa godere dell’attimo che viviamo adesso, ora e qui!”

“Come fa quella vostra splendida dama che sorride là sul cavalletto?”

“ Bravo, Tommaso, proprio così! La vedi, Monna Lisa?

Sta ferma, quieta. Ascolta. Osserva. Non fa niente di speciale.

Eppure la Natura tutta è dentro di lei.

Non sta nemmeno pensando a niente.

Lascia che tutto vada come deve andare.

Lascia che tutto sia come deve essere.

Eppure abita nella pace e nel silenzio dell’Eterno, del Senza Tempo.

Non si agita e neanche s’annoia.

Solo è.”

“ Ho capito, Maestro, si può volare con la maestria dell’arte.

Io però, non ho nelle mani il tocco magico e lieve delle vostre, ma quello delle zampe di tacchino!

Voi siete un ingegni eccelso, Maestro, e io invece, un uomo del popolo con le dita nodose, pesanti e callose, da muratore e da falegname.

Come potrò mai volare in questo modo?”

“ Ma no, Tommaso, non devi dire così, non disperarti.

Io t’insegnerò a dipingere, se avrai la pazienza d’imparare.

Ma prima devi capire un principio: ognuno di noi ha qualcosa di unico da offrire al mondo, il PROPRIO ESSERE.

Anche se fai una pancaccia di legno, ma la fai con la personale passione della tua anima, sarai felice!

Ogni cuore ha il suo modo di volare!

Stai a vedere Tommaso.

Salaì, vieni subito qui!”

Leonardo batte forte le mani e subito accorre lo scattante Salaì.

“Salaì, portami subito la pasta di cera d’api e le budella di castrato che ti ho fatto spurgare e sgrassare nell’acqua bollente.”

“Immediatamente, Maestro.”

Poco dopo, Leonardo, davanti allo sbalordito Tommaso, prende a formare sottilissime sagome con la pasta di cera d’api, per farle poi volare nell’aria, soffiando a pieni polmoni.

“Lo vedi, Tommaso, noi possiamo giocare con queste forme alate, non è divertente?

Nella vita non c’è solo la conoscenza, gli esperimenti, gli studi, le ricerche, il lavoro d’applicazione tecnica…c’è anche tanta gioia e spensieratezza che ci vengono dall’anima, non lo dimenticare!”

Poi, il Maestro, afferra l’intestino vuoto del castrato, ci soffia dentro e lo fa diventare un enorme pallone leggerissimo, che prende a sfarfallare liberamente per le volte del laboratorio.

Tommaso s’alza, lo schiaffeggia delicatamente, e lo passa, innalzandolo in aria a Leonardo, che a sua volta lo ripercuote e glielo ritorna.

“Sì giochiamo, Tommaso, giochiamo…ti ricordi quella poesia del nostro compianto Magnifico: “Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia!

Chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza.”

Il Tempo è il gioco di un bambino!”

3 Aprile 1505.

Siamo agli inizi della primavera.

In cima al Monte Ceceri tira una leggera brezza frescolina.

Tommaso, s’infila nella postazione del pilota e indossa le ali animate meccaniche, a sistema battente.

La giornata è limpida e il sole splende in un terso cielo azzurro.

Ad insaputa di Leonardo, l’assistente di bottega Tommaso Masini, ha sottratto la macchina volante, per essere il primo uomo della storia a spiccare il volo, sopra la rifulgente città di Firenze.

L’uomo prova i tiranti che muovono le carrucole delle ali articolate e comincia a correre, giù per il breve tratto di pendio che porta al salto, dallo scosceso dirupo sopra la Valle dell’Arno.

“Scusate, Maestro…”

Via!  Un salto oltre il baratro!

“Volo! Volo! Funziona! Il vento mi sostiene!”Per qualche minuto, nei dintorni di Fiesole, un gigantesco uomo-uccello s’aggira nel cielo, compiendo virate e risalite vertiginose.

Alcuni contadini lo vedono dal campo, su cui stanno chini a lavorare.

“ Guardate in alto, e che razza di bestia è quella?”

“L’è un angelo, l’è un angelo!”commenta sbalordita una donna.

All’improvviso, il vento cessa di colpo. Una bonaccia spietata quanto inesorabile, toglie il sostegno alla macchina volante che comincia a precipitare senza un suono, come un sasso.

Tommaso comincia a manovrare freneticamente, con tutta la forza delle sue braccia le ali battenti.

Niente da fare, troppo peso, troppo peso…l’impatto col suolo è ormai vicino.

“Avete ragione, Maestro, solo l’anima è leggera!”

Tommaso Masini, soccorso e raccolto da alcuni contadini del luogo, spira tra le braccia di Leonardo da Vinci quella sera stessa, per la gravità delle lesioni interne, riportate nella caduta.

 Il Maestro porterà a termine altri diversi studi sul volo, ma non costruirà più macchine volanti.

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