da   Ass. Il Racconto Ritrovato

Cucina friulana di Silvia Pillin - 2006

Questa sera c’è Pier Paolo a cena. È da anni che non torna qui. Adesso abita a Roma. Per l’occasione ho decorato le pareti della cucina con delle trecce d’aglio, ho messo sulle mensole delle bamboline fatte di brattee. Sul fuoco arde della legna di alloro. Emana un buon profumo speziato.

La tavola è apparecchiata. La tovaglia bianca e il servizio di piatti della domenica.

Il minestrone, è pronto; è denso.

Sedano, patate, carote, porro, piselli, fagioli.

Sulla stufa, nel paiolo di rame, la farina di mais sta diventando polenta. Più tardi cucinerò delle salsicce, del salame all’aceto.

Taglierò a cubetti il formaggio.

Quando la polenta sarà cotta la rovescerò sul tagliere rotondo, di legno. La taglierò col filo di nailon. La modellerò con un piatto bagnato. Una margherita senza petali.

Vorrei che Pier Paolo qui si sentisse a casa, anche se questa terra non è stata generosa con lui, l’ha rifiutato, costretto ad andarsene.

Vorrei che questa cena lo arricchisse di tutto quello che la terra friulana può dare. Acque cristalline, vini rossi come rubini, pannocchie d’oro, formaggio d’avorio. Penso ai suoi lineamenti da contadino, così netti che sembrano scolpiti nel legno.

Taglio il salame a fette spesse. Ne assaggio una, ha un sapore intenso di aglio e di pepe.

Con una forchetta, faccio dei buchi nella salsiccia per farne uscire il grasso.

Sento il profumo della polenta abbracciare la tavola apparecchiata, Pier Paolo ha scritto il “dóls odôr di polènte” in una delle sue “Poesie a Casarsa”, spero che anche questa sera, tra queste mura, senta la stessa

 dolcezza.

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