da   Ass. Il Racconto Ritrovato

Senza nessun futuro di Antonella Sacco - 2005

E la gente non se lo sogna neppure che chi finisce una cosa non è mai quello che l’ha cominciata, anche se entrambi hanno un nome uguale, che è solo questo a mantenersi costante, nient’altro. 

(J.Saramago, “L’anno della morte di Ricardo Reis”)

Una cartella di cartone consumato e ingiallito, legata con nastri e con dentro fogli coperti di righe spezzate. Una parola al centro del primo foglio: odi.

Lidia volta le pagine e le carezza. Forse Ricardo Reis ha scritto quanto non sapeva dire con la voce, né a lei né ad altri. La calligrafia è difficile da decifrare. Lidia si sorprende nel leggere qua e là il suo nome, ma le poesie non sono dedicate a lei, le date segnate sui fogli indicano che sono state composte tutte in anni precedenti il suo incontro con il dottore.

Non è lei, no, quella Lidia. Pure, avverte che non è solo un caso che lei e l’altra portino lo stesso nome. Con fatica, ostinata, legge e rilegge otto versi composti intorno al suo nome.

Non volere, Lidia, costruire nello spazio

che immagini futuro, o prometterti

un domani. Si compie oggi, senza aspettare.

     Tu stessa sei la vita tua.

Non ti destinare: non sei futura.

Chi sa se, fra la coppa che vuoti

e la stessa di nuovo colma, a te la sorte

     non interpone l’abisso?

Li impara quasi a memoria: non è sicura di averli compresi, ma, se sì, esprimono quanto lei stessa sente anche se non sa comunicarlo con le parole. Senza conoscerla, prima di conoscerla, Ricardo Reis l’aveva dunque immaginata?

Lidia scuote il capo e chiude la cartella. Non è mai stata niente per lui, solo la cameriera.

Riprende il suo lavoro. L’amministratore, complice una vicina, l’ha rintracciata per affidarle il compito di liberare l’appartamento. Le ha chiesto se sapesse di parenti o amici, lei ha fatto un cenno di diniego. La vicina ha confermato: l’unica persona che è stata vista varcare quella soglia con regolarità è la donna delle pulizie, cioè lei, Lidia. E così eccola, nel suo giorno libero, a togliere le tracce del passaggio di Ricardo Reis dalla casa.

“Prenda pure tutto quello che apparteneva al dottore.” Le ha detto l’amministratore affidandole le chiavi, non sapendo che lei ne ha di sue. “Purché faccia presto, la casa mi serve libera fra due giorni.”

Neanche una parola di cordoglio, ufficialmente lei è solo la cameriera, anche se le vicine, non si può dubitarne, avranno manifestato i loro sospetti, quasi certezze.

Lidia apre i cassetti e l’armadio, sono più vuoti che pieni, Ricardo Reis era un uomo ordinato e con pochi bagagli. Se suo fratello Daniel fosse ancora vivo, e a questo pensiero una lacrima le riga la guancia sinistra, prenderebbe qualcosa per lui. Ma Daniel è morto, nello stesso giorno di Ricardo Reis. Non nello stesso modo: Daniel è morto in guerra, ribelle.

È accaldata, Lidia. Non solo e non tanto per la fatica del lavoro svolto in fretta, quanto per la sensazione di stare violando un’intimità che Ricardo Reis ora non può più difendere, neanche dalla sua presenza discreta. Altri però non la violeranno, Lidia porterà via con sé i libri e la cartella legata con i nastri. Le vicine si chiederanno cosa se ne farà  mai una donna delle pulizie dei libri, di certo pensano che neppure sappia leggere. Che pensino quello che vogliono, lei non se ne preoccupa. Terrà per sé anche le lenzuola e le stoviglie, mentre gli abiti del dottore li darà a qualcuno che ne abbia bisogno.

In un altro momento Lidia avrebbe portato via solo un oggetto o due per ricordo, forse neppure quello. Adesso invece non può permettersi di rifiutare nulla di quanto la sorte le offre: per il figlio che porta nel ventre saranno necessarie molte cose, e lei, sorella di un ribelle e madre senza marito, non sa se e quanto riuscirà a conservare il suo lavoro. Ed è sicura che Ricardo Reis non la biasimi per questo, se fosse ancora vivo forse l’aiuterebbe a mantenere il bimbo che nascerà. Da morto cos’altro può fare se non lasciargli in eredità le sue cose?

Un giorno lei darà a suo figlio i libri e le poesie dicendogli questi erano di tuo padre. Sono libri difficili, e poesie per gente che ha studiato. Ma lui studierà, studierà tanto da poterle capire e capire anche molto di più.

Lidia pensa e intanto si muove veloce, vuole che tutto sia a posto prima che faccia buio per non dover tornare l’indomani. Quando le sembra di avere quasi finito sospira e si terge il sudore dalla fronte con un braccio. È allora che il ricordo dell’acqua calda che l’avvolge nella tinozza, la tinozza che è ancora di là, nel bagno, è un colpo basso della memoria. Non sono molti i momenti perfetti nella sua vita e quello è stato uno dei pochi. Va in bagno, il caso vuole che sia l’unica stanza da cui ancora non ha tolto niente, forse perché c’è davvero poco: il rasoio e l’occorrente per la barba, due asciugamani, la saponetta. È tutto come il primo giorno in cui è stata in quella casa e qualcosa la spinge a riempire la tinozza e a spogliarsi, come se lavarsi fosse un rito, di benvenuto e di addio. Si asciuga con calma, assaporando il piacere della spugna, attingendo dalla breve sosta forza e conforto.

Ripone le cose di Ricardo Reis nelle valigie, anche la borsa nera da dottore. Si sente strana nel lasciare quella casa con tanti bagagli, come se partisse per un viaggio. Ma non è forse così? In poco tempo due vite a lei vicine sono finite, una nuova le sta crescendo nel ventre: non c’è viaggio più grande del divenire madre, madre sola, senza un uomo al fianco – ma quando stanno, in realtà, gli uomini al fianco delle madri? È una storia che non le è nuova, per averla già vissuta: sono figlia di padre ignoto, non ho mai conosciuto mio padre. A suo figlio, pensa Lidia, Ricardo Reis non mancherà perché morto: vivo non gli avrebbe dato il suo nome, non avrebbe chiesto notizie di lui né avrebbe voluto conoscerlo, al più si sarebbe limitato a far avere dei soldi a lei, di tanto in tanto, per tacitare la coscienza.

Non prova dolore a questo pensiero, il dolore è un lusso che da tempo ha imparato a non permettersi. Fin dal primo momento ha saputo che quel rapporto non sarebbe potuto durare, era solo una relazione clandestina fra un dottore e una cameriera e forse nemmeno quello. Non aveva infatti deciso non ritorno? Proposito non rispettato, è vero, ma solo perché era angosciata per la sorte di Daniel e non aveva nessuno cui confidarlo.

Alza la testa verso il cielo, nuvole chiare corrono sul mare, la penombra sta per avvolgere ogni cosa. Le valigie pesano, Lidia ora vorrebbe appoggiarle per terra e andarsene senza neanche voltarsi a guardarle. Perché portarsi dietro i ricordi di un uomo che non l’amava?

Lidia sospira, in lei si agitano sentimenti confusi e opposti. Si sente diversa, diversa da com’era in casa di Ricardo Reis, quando aveva carezzato il cuscino dove lui posava la testa, rimpianto i suoi abbracci, rivissuto i momenti più dolci, la prima risata insieme, la malattia di lui all’hotel Bragança, la settimana di ferie trascorsa con lui nell’appartamento.

Nell’uscire qualcosa si è rotto, una sottile ribellione le è scoppiata dentro, una ribellione a cui adesso si unisce una nuova certezza che le sale dal ventre alla gola: non sarà un maschio, no, in lei sta crescendo una bambina. Una bambina, Lidia lo grida in silenzio con tutta se stessa. Una bambina che non sarà senza nessun futuro come lei: a dispetto delle difficoltà che dovrà affrontare, sua figlia non finirà cameriera d’albergo ma studierà come se fosse un uomo e sceglierà gli uomini con cui stare, non si farà scegliere. Lidia non sa come riuscire in questa grande impresa, ma sa che troverà il modo.

Si ferma per riposare, le valigie pesano ogni passo di più. Forse sarebbe meglio abbandonarle lì, come se qualcuno le avesse inspiegabilmente dimenticate. Ma non le lascerà. Non rinuncerà a quella misera eredità e nemmeno permetterà che qualcuno frughi tra i fogli di Ricardo Reis. Porterà le valigie a casa, e, se deciderà di non tenere qualcosa, lo brucerà, affidando le ceneri al vento e al mare in un ultimo saluto a Daniel e a Ricardo Reis.

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