da   Ass. Il Racconto Ritrovato

Cucinare e dintorni di Maria Pia Marcorelli - 2005

Spensi la luce, cacciai le mani in tasca e guardai fuori dalla finestra. Al  chiarore elettrico del lampione, dove la nostra stradina d’ingresso incrocia la statale,  vedevo grossi fiocchi di neve scendere numerosi e rapidi. Nevicava dalle cinque del pomeriggio, la strada era  completamente ricoperta ed il monte sulla destra  irradiava una insolita luminescenza. Il silenzio assoluto era interrotto soltanto, di quando in quando, da suoni elettronici ovattati. Pensai che mio figlio Lorenzo, nella sua stanza, avesse smesso di studiare e stesse giocando col computer. Degli spazzaneve nemmeno l’ombra, nessuno aveva previsto una nevicata così copiosa ad inizio Novembre. Ero seccato, avevo un impegno in cittĂ  ed avevo programmato di cenare fuori, ma avrei rischiato di non rincasare. Oltretutto non mi andava di mettermi a pulire dalla neve il nostro ripido pezzetto di strada. Mia moglie Roberta si era recata da  nostra figlia  per accudire la nipotina e sarebbe rimasta lĂ  due o tre giorni. Ero contrariato e tutto quanto, alla fine però presi il cellulare ed informai che non sarei uscito.

Andai in cucina e  cominciai  a cercare nei cassettoni  qualcosa da preparare per cena, non c’era molto: pasta, pane da toast, farina, olio e poco altro. Anche il frigo, a parte insalata, uova e mozzarella  era quasi vuoto. Intento a riflettere come avrei potuto arrangiare la cena quasi inciampai in Bobo, bovaro del bernese, che seguiva attentamente i miei movimenti  accovacciato fra il tavolo ed il lavello. Scodinzolò , sembrava capire perfettamente l’obiettivo di ogni mio gesto.

Vidi Lorenzo  sulla soglia della cucina col cellulare all’orecchio: stava dicendo ai suoi amici che non sarebbe  uscito. Dal tono della voce capii che anche a lui seccava  moltissimo restare in casa il sabato sera. Gli chiesi se dovevo apparecchiare per due, annuì distrattamente contraendo le labbra, provò a fare un po’ di zapping con  la televisione poi la spense brontolando e tornò nella sua stanza: di nuovo suoni elettronici ovattati.

Presi tre fette di pane da toast, eliminai i bordi scuri con un coltello  poi le tagliai in due diagonalmente.  Gettai un ritaglio di pane a Bobo che lo prese al volo e masticò rumorosamente senza spostarsi, lo scavalcai per prendere due piatti ed una tazza. In un piatto misi un poco di farina, nell’altro pane grattugiato.

Volevo un gran bene ai miei figli e spesso li osservavo, cercando di non essere scoperto, per capire il loro umore  oppure mi chiedevo quale tipo di vita avrebbero dovuto affrontare, come se la sarebbero cavata. Ultimamente avevo l’impressione che Lorenzo fosse un poco svagato e non studiasse molto. Troppo spesso udivo la televisione accesa o i suoni dei giochi del computer. Pensai a quando avevo la sua etĂ   cercando di ricordare i miei sentimenti di allora e quali erano i rapporti con i miei genitori.  D’altra parte, continuai a rimuginare,  la televisione ed i computer nelle case non c’erano ed il cellulare nemmeno. I mezzi elettronici possono essere una opportunitĂ , ma anche un invito al vuoto avendo l’impressione contraria.  Quando vedevo i miei figli continuamente al cellulare provavo un sentimento sgradevole di cui avvertivo la stranezza,  sembrava quasi che vivessero altrove. La stessa sensazione mi assaliva la sera  lungo la strada di  rientro dal lavoro quando, subito dopo il ponte sul fiume, a valle della strada, appariva  la luce gialla incorniciata dalle inferriate dell’abitazione dei Bulgarelli. Man mano che mi avvicinavo si scorgevano le tipiche variazioni luminose di una televisione accesa e , dall’alto della via  si scorgevano la moglie, che trafficava sul tavolo, ed il marito con la nuca rivolta alla finestra. Qualunque fosse l’ora in cui transitavo quella era la scena. Ricordo che una volta, non avendo scorto uno dei due coniugi, avevo rallentato fin quasi a fermarmi  cercandolo in quel quadro vivente, ma sempre uguale. Ed anche davanti alla casa dei Barbolini era lo stesso , solo che l’abitazione era a monte della strada anzichĂ© a valle.

Mentre mescolavo le uova nella scodella avvertii un brivido di freddo, guardai il termometro, non era una mia impressione la temperatura si era abbassata.

“Quanti gradi ci sono?”  chiese mio figlio.

“Diciotto, sarà meglio alzare il riscaldamento”

“Accendo il camino e ceniamo in sala?”

Aprii le braccia alzando le spalle e Lorenzo scese le scale per andare a prendere la legna.

Tagliai alcune fette di mozzarella e farcii il pane, poi   cercai l’olio per friggere  mentre udivo in sala il crepitìo  della fiamma nel camino ed il rumore di piatti che Lorenzo produceva apparecchiando. Sistemai sul  fornello acceso la padella con l’olio di semi di arachidi , “per friggere è meglio dell’olio di oliva”  diceva   mia moglie, passai nell’uovo i triangoli di pane farciti, poi nella farina, di nuovo nell’uovo, poi nel pan grattato e infine li immersi nell’olio bollente .Aspettai che  fossero ben dorati  , li tolsi  dalla padella, li misi in un piatto che sistemai al centro del tavolo . Ero sul punto di servirmi quando udii….  suoni elettronici ovattati.

Rimasi fortemente sorpreso come quando la porta a vetri automatica del supermercato, che si è aperta davanti a te innumerevoli volte, resta bloccata e quasi  vi sbatti il naso . Il mio stupore doveva essere assai evidente se Lorenzo rispose alla mia muta domanda dicendomi: ”Sono le campanelle a vento appese sotto al portico”. Mentre parlava mi sembrò che mi osservasse di sottecchi, o forse era solo la mia immaginazione. “Certo” risposi cercando di mostrare naturalezza, ma avvertivo una strana sensazione ed una voce ironica mi sussurrava dall’interno:” Caro amico tu osservi, ascolti e supponi, un po’ troppo semplice non ti pare?”.

Sentii le mie labbra distendersi in un leggero sorriso che trattenni, improvvisamente ero  felice e percepii l’umore farsi allegro. Come quando, dopo essere riusciti ad acquisire un conteso biglietto per una prima teatrale che desideravi ardentemente vedere, ti siedi davanti al palcoscenico e comincia ad aprirsi il sipario e capisci di essere nella migliore predisposizione per goderti lo spettacolo.

        Mi servii ed iniziammo la cena, fuori sotto il lampione la neve continuava a vorticare, ma in casa si stava magnificamente.

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