da   Ass. Il Racconto Ritrovato

Intraprendenza di Maurizio Moretti - 2004

Dopo averlo regolato con trenta punti di scarto, nella consueta sfida a boccette del venerdì sera, mi attardavo in compagnia del Santini dentro le toilets del Bar Pennacchi. Niente di morboso intendiamoci: io a lavarmi le mani, lui a rendere al water i due litri e spiccioli di birra tracannati durante la partita.
Gi asciugamani paiono essere articoli fuori la portata tecnologica del Bar Pennacchi, e io stavo perlappunto arrangiandomi alla meglio con gli avanzi di un settimanale patinato del mese scorso quando il Santini, ancora intento a tenere sotto controllo il getto fisiologico, gira la testa di lato e mi fa:
-Ho un grosso affare per le mani!-
Allungai una sbirciatina che mi lasciò piuttosto scettico.
-Fossi in te non farei tanto il gradasso.- la taglia, in tutta onestà, non pareva un granché.
-Sto parlando seriamente - protestò lui, -c' è da fare un colpaccio- gli brillarono gli occhi: -un mucchio di grana!-
Santini è un tipo normalissimo, otto ore al giorno fa il turnista, malmenando il carroponte con cui carica e scarica portacontainers al terminal di Voltri. Il resto della giornata tenta di curarsi l' esaurimento nervoso passando in rassegna tutti i trucchi per far su soldi facili e smetterla con lo sfibrante gioco di cubi da venti tonnellate. Il Santini le prova tutte: dal sistema a sei variabili poliridotto (un dodici in altrettanti giocatori ogni nove dieci mesi, se la Madonna del Carmine ci mette una pezza), al contrabbando di hi-fi di sottomarca tra gli equipaggi dei bastimenti taiwanesi e la terraferma fuori zona franca.
Stavolta si trattava di una miniera d' oro sicura a detta sua, che richiedeva però un certo investimento iniziale. Io, come mezzi, dispongo sì e no della roba che porto addosso, ma faccio miracoli se devo raccattare fondi per iniziative ad alto guadagno e basso dispendio calorico. Da anni vivo di espedienti e cambio indirizzo in continuazione per depistare i creditori.
Nonostante la mia carriera di fantasioso balordo, rimasi un tantino perplesso circa le possibilità di commercializzare i due containers di carne di bisonte essiccata che le imposte di sdoganamento insolute lasciavano a marcire sulle banchine del porto. Il Santini sciorinò i nomi di tre o quattro catene di fast-food pronte a finanziare tambureggianti campagne pubblicitarie a sostegno dell' ultima novità dagli States: "Hamburgers al filetto di bisonte, lo snack dei duri!"
Argomentai obiezioni di carattere zoofilo, feci leva sull' antico e comune antiamericanismo, arrivai persino a teorizzare il declino del mito dionisiaco con l' ascesa, prossima ventura, del Grande Fratello Informatico al soglio imperiale di Washington. Santini fu irremovibile.
Giungemmo a un compromesso: prima di buttarci a testa bassa nell' affare avremmo sottoposto la qualità della merce all' insindacabile giudizio di un esperto.
Santini s' impegnò a trafugare un sostanzioso assaggio di bisonte secco dai containers in sosta, io a procurare l' esperto.
Col miraggio di due bottiglie di genuina acqua di fuoco italiana, attirai in casa mia Sawanaka, ex-militante del CCCCC (Comitato Contro le Commemorazioni del Cinquecentenario Colombiano), discendente di un' antica stirpe di stregoni Oglala-Lakota, al momento responsabile del laboratorio cosmetico di una nota profumeria del centro, dimenticato qui dalla sua tribù un tot di anni fa e mai rimpatriato.
Sawanaka diede fondo alla grappa e quando ci parve cotto a puntino gli schiaffammo sotto il naso il sontuoso "carpaccio di bisonte", preparato dal Santini il pomeriggio innanzi secondo la ricetta di un suo prozio buttero maremmano.
Sawanaka, conosciuti gli ingredienti del piatto e le nostre intenzioni, manifestò con una certa vivacità il desiderio di scotennarci seduta stante. Fortuna volle non avesse con sé il coltello da cerimonia. Decise perciò di ripiegare su un acceso pistolotto, di difficile comprensione per l' uso simultaneo di dialetto Sioux, slang di Detroit e gergo da pescivendoli delle Mura delle Grazie, ma in sintesi chiarissimo nel suo obbiettivo di fustigare a dovere i pronipoti dell' illustre navigatore genovese, che non perdevano il vizio, a scadenze regolari, di abbandonarsi ad allegri genocidi, bisonti compresi.
Furono pugnalate a freddo per le nostre coscienze in coma profondo. Dalla mia cantina privata cavai fuori un altro paio di bottiglie che vuotammo imprecando sull' animaccia dannata di Buffalo Bill.
Santini, pur con un certo rammarico, abbandonò al loro destino i resti dei sacri animali, uscendosene però, giusto tre giorni fa, con un' altra delle sue.
Tramite un importatore libanese gli è capitata sottomano una partita di chador di tutte le taglie da lanciare sul mercato italiano, e avrebbe giusto bisogno di un socio pratico del ramo.
Nessuno conosce qualche pasdaran disoccupato disposto a cimentarsi con l' alta moda?

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