da   Ass. Il Racconto Ritrovato

Il giorno del giudizio di Leopoldo Calò - 2003

Il Signore non avrebbe mai creduto di provare tanta emozione.

In tutti quei millenni erano stati gli uomini a temere e ad aspettare il Giorno del Giudizio, gli uomini, con la loro paura della morte, con l’incertezza del dopo, gli uomini, col terrore della perdita di se stessi e della loro vita, coi loro rimorsi. Il Signore, non aspettava nulla, il tempo non aveva nessun significato per lui. Eppure, nel vedere quei miliardi di persone in attesa, ebbe un attimo di smarrimento. Per la prima volta da quando esisteva, cioè da sempre, si chiese quanto ci sarebbe voluto a giudicare tanta gente. Non tanto per il numero, quanto per la varietà che si spiegava sterminata lì davanti e che solo la sua vista onnipotente poteva arrivare a guardare.

L’avesse saputo, avrebbe aspettato qualche altro secolo prima di fare esplodere il sole, ma ormai…il dado era tratto, per dirla con quel generale, come si chiamava?, ah sì, Giulio Cesare (il Signore ricordava il nome di tutti ma proprio di tutti gli uomini).

La prima domanda fu: “Cominciamo con i buoni o con i cattivi?”.

Dopo qualche anno di riflessione – i tempi erano quelli – decise di chiamare a sé i buoni, così che i cattivi si rendessero conto di quello che s’erano giocati con le loro vite dissolute.

Per semplificare le cose arruolò un migliaio di anime (di angeli non ce n’erano, essendo notoriamente un parto della fantasia umana) e diede loro l’incarico di dividere tutti per categorie. Dopo avrebbe chiamato personalmente i buoni e li avrebbe posti alla sua destra. In verità aveva pensato originariamente di metterseli a sinistra, ma poi, siccome tutti sulla terra si erano convinti che i buoni sarebbero andati a destra, decise di non deluderli.

Questo lavoro della suddivisione richiese quasi cinquecento anni. In altri  momenti gli uomini avrebbero manifestato una certa impazienza, ma ora che l’eternità era davanti a loro non fecero problemi e ciascuno attese il proprio turno senza fare storie.

Ecco, il momento era venuto.

Il Signore disse: “Vengano avanti i bambini uccisi prima di avere acquistato l’uso della ragione e si mettano qui, alla mia destra”. Quelli obbedirono e si spostarono tutti insieme; poi fu la volta dei poveri che avevano trascorso l’esistenza alla ricerca di un po’ di cibo nella spazzatura dei ricchi, vennero i carcerati, i bambini maltrattati, le prostitute sfruttate, gli indios torturati ed evirati, gli eretici bruciati, gli ebrei gassati e così via. Decisamente i mille che aveva scelto come aiuto avevano fatto un buon lavoro. Ne avrebbe tenuto conto quando fosse arrivato il loro turno.

Ecco, ora davanti al Signore avrebbero dovuto esserci i cattivi. I cattivi-buoni, cioè gli sventurati senza speranza, continuavano ad ammassarsi alla sua destra ed erano molti di più di quegli altri. Il fatto è che molte categorie coincidevano.

Per esempio, i ladri rientravano anche fra i bambini maltrattati, gli aguzzini dei lager spesso avevano cercato invano l’affetto di una madre, gli sfruttatori erano stati a loro volta sfruttati. Insomma, i cattivi andavano via via diminuendo. Finché non ne rimasero più. Possibile?

All’emozione iniziale subentrò lo sconcerto. Se tutti erano buoni chi avrebbe potuto essere condannato?

Guardò meglio davanti a sé: niente, non c’era un’anima.

Mentre spingeva lo sguardo onnipotente sempre più lontano, alla ricerca di qualche malvagio da sbattere all’inferno, ebbe la sensazione di essere osservato. Si girò e…ne aveva ben ragione! Erano tutti lì a guardarlo: i bambini ammazzati, i poveri, i carcerati, gli ebrei massacrati, le prostitute, i perseguitati, i genitori a cui erano stati strappati i figli, tutti, tutti lo guardavano in un modo strano.

Il Signore si sentì a disagio.

“Allora”, disse, così per rompere il ghiaccio, “ci siamo. Il Giorno del Giudizio è arrivato. Siete preoccupati? Non dovreste, dato che vi ho posti tutti alla mia destra”.

“Giudizio? Quale giudizio?”. I redivivi sospirarono all’unisono, e siccome erano miliardi ne venne fuori una voce al tempo stesso sussurrata e tremenda.

“Come quale giudizio! Non sapevate che prima o poi avrei dovuto giudicarvi?”. Il Signore cominciava a spazientirsi.

“Guarda che ti sbagli”, l’immenso sussurro continuò, “non hai capito”.

Il Signore cercò di contenersi e disse con voce conciliante: “Va bene, siete tutti disgraziati e meritevoli di salvezza, ma ciò non toglie che questo è il Giorno del Giudizio - capite? – del Gi-u-di-zi-o”. Scandì la parola per darle il giusto peso.

“Appunto”, dissero quelli.

“Come appunto!”. Qualcosa gli diceva che la partita giocata per millenni sulla pelle di quei piccoli replicanti a sua immagine e somiglianza cominciava a diventare una cosa seria.

“Non hai capito” ripeterono, “tu non ci giudicherai”.

“Ma insomma, è o non è il Giorno del Giudizio?”.

“Sì lo è”. Quel sussurro era veramente terribile. Se non fosse stato il Signore ne avrebbe quasi avuto paura.

“E che Giorno del Giudizio sarebbe se non vi giudicassi?”. Si rasserenò, di fronte alla logica stringente del suo ragionamento. Immaginò di avere finalmente messo una pietra sopra quell’assurda schermaglia verbale. Ma il buonumore gli passò non appena si soffermò ancora una volta su quegli sguardi. Erano gli occhi dei derelitti della terra, degli uomini, di tutti gli uomini che aveva creato e che erano stati infelici per il fatto stesso di essere nati: ora lo guardavano. Lo guardavano e lo giudicavano.

Ecco che cosa volevano dire! La storia che aveva dato loro a bere per tanto tempo, secondo la quale sarebbero ricaduti su di lui tutti i peccati e tutto il dolore del mondo si avverava ora in modo inaspettato.

Sì, Il Giorno del Giudizio era arrivato.

Non oppose resistenza, d’altronde non avrebbe potuto, quando miliardi di bocche soffiarono e lo spinsero lentamente e inesorabilmente nell’inferno da lui stesso creato.

Nell’inferno, Signore, per l’eternità.

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