da   Ass. Il Racconto Ritrovato

La pazienza dei Carletti di Mauro Franco - 2003

Gli occhi di Enzino si inumidivano quando vedevano il padre, con il piede calcato  sull’acceleratore, martoriare la loro scalcinata  utilitaria sulle ripide salite che conducevano alla sontuosa villa dello zio Filiberto.

La zia Lina li aveva chiamati perchĂ© provvedessero al raccolto delle mele nel frutteto che circondava l’opulenta dimora  dalla quale,  lei e il suo compagno, ammiravano dall’alto la cittĂ . Il padre di Enzino, l’umile Ferruccio Carletti, dopo aver riempito la macchina con gerle e ceste aveva ordinato al bambino di stringersi sul sedile davanti, ed erano partiti sulla loro autovettura misera e cigolante.

La zia Lina era la sorella di Ferruccio e da circa vent’anni conviveva con  Filiberto, un  ricco  industrialotto borioso ed arrogante molto piĂą vecchio  di lei.  Il danaroso imprenditore non aveva mai voluto sposarla preferendo che Lina vivesse sospesa in uno status intermedio tra quello della moglie e quello della serva.

$1-         Ferruccio, sbrigati è da piĂą di un’ora che ti aspetto. PerchĂ© non ti decidi a buttar via questo vecchio catorcio.

$1-         Ho fatto piĂą in fretta che ho potuto, ma queste salite sono troppo ripide.

Suo padre cercava di giustificare il ritardo. Mentre il quieto Enzino rifletteva sul fatto che i ricchi ambiscono sempre a vivere in alto: quando risiedono in cittĂ  trascorrono le loro giornate in attici sfarzosi e, quando si trasferiscono in campagna, dimorano in ville abbarbicate su erte colline.

$1-         Enzino prendi le ceste, non lasciar fare tutto a tuo padre.

La zia Lina, anche a causa della sua voce stridula, era insopportabile, e al bambino si accapponava la pelle ogni volta che la donna pronunciava il suo nome.

$1-         Filiberto vuole che  tutte le mele vengano raccolte entro stasera. Mi raccomando di far sparire quelle marce perchĂ© attirano le vespe e le mosche.

Suo padre iniziò alacremente a riempire le ceste e, nel contempo, Enzino separava le mele piĂą belle da quelle piĂą piccole e segnate dalla ticchiolatura. Le prime sarebbero finite nelle cantine della villa,  le seconde sarebbero rimaste alla famiglia Carletti e la madre, la parsimoniosa signora Adele, le avrebbe trasformate in dolcissime marmellate.

$1-         Non ti distrarre Enzino, guarda quello che fai. Cerca di fare con giudizio il tuo lavoro.

Per tutto il pomeriggio il padre spronò il figliolo nello svolgere bene la propria mansione. FinchĂ©, verso sera, lo zio Filiberto abbandonò per alcuni minuti le lussuose stanze, in cui trascorreva la gran parte della propria giornata,  e arrivò nel meleto per sorvegliare l’operato dei due.

$1-         Ferruccio non ti appoggiare ai rami, non li vorrai mica spezzare.

$1-         Oh! Buonasera Filiberto, non ti preoccupare sto facendo molta attenzione. Adele ti manda i suoi saluti e ti ringrazia in anticipo per queste mele. E tu, Enzino, saluta lo zio. Non essere il solito maleducato.

Il fanciullo lo salutò con un cenno del capo.

$1-         Ferruccio, ma come ti è venuto in mente di parcheggiare la tua macchina nel cortile della mia villa? Vuoi che la gente pensi che quel ferro vecchio sia mio?

$1-         Scusami, scusami Filiberto, ma sono arrivato un po’ in ritardo e l’ho lasciata nel primo posto libero. Scusami ancora, la prossima volta …….

Ferruccio scese dall’albero e, con gli occhi rivolti al suolo, cominciò a giustificarsi nello stesso modo in cui uno scolaretto si discolperebbe, dinnanzi alla propria maestra, per non aver svolto con diligenza i compiti. Enzino soffriva nel vedere suo padre umiliato in quel modo ma sapeva quanto fosse importante l’elemosina dello zio Filiberto per la propria famiglia.

Lo zio  ascoltava compiacente   le scuse, il suo volto alternava momenti di alterigia ad attimi in cui un antipatico sorriso appariva sulle labbra. Dopo alcuni minuti se ne andò sbuffando e borbottando incomprensibili parole.

$1-         Enzino, questa volta lo zio Filiberto si è proprio arrabbiato. Speriamo che la zia Lina riesca a calmarlo.

Il padre accarezzò i capelli del bambino e cominciò ad arrovellarsi sull’errore commesso.

Terminata la raccolta impiegarono circa due ore per sistemare nella cantina della villa le casse con le mele migliori. Quando stavano per partire la zia Lina venne a salutarli.

$1-         Ferruccio la prossima volta stai piĂą attento, Filiberto in questi giorni è sempre così nervoso. Sai, in fabbrica i sindacati e gli operai lo stanno facendo dannare. Ogni momento minacciano uno sciopero, reclamano un aumento. Eppure lui ha fatto tanto per loro.

Il tapino, ritornando verso casa, rifletteva sul perchĂ© la sorella avesse deciso di dividere la sua vita con un uomo così arrogante. Da giovane Lina era una ragazza particolarmente attraente, aveva un viso grazioso attorniato da capelli fluenti e chiari, la sua figura era ulteriormente ingentilita da  un sorriso accattivante e da due splendidi occhi cerulei. Filiberto, invece, aveva un mostaccio altero e pieno di sussiego ed era uso utilizzare qualsiasi persona avesse rapporti con luiin funzione del proprio piacere e tornaconto. Era molto avaro negli affetti:  mai un complimento, mai una gentilezza, mai un compleanno, mai  un onomastico.  

Enzino, osservando il volto del padre, capiva che la sfuriata dello zio Filiberto preoccupava seriamente il genitore. Ferruccio temeva che il cognato lo privasse delle sporadiche regalie che addolcivano la loro  misera esistenza, vissuta in un minuscolo appartamento di un quartiere popolare della cittĂ . Enzino provava una profonda tenerezza verso l’umile Ferruccio, un uomo alto e nerboruto che ogni giorno lottava per garantire alla moglie e al figlio una vita meno dura e monotona.

Enzino ricordava la sera in cui il padre era rincasato sventolando l’autografo di Paolo Pulici, il gagliardo attaccante del Torino.

$1-         Enzino, guarda. Ho incontrato Pulici vicino ad un’edicola, gli ho detto che ho un figlio tifosissimo del Toro e mi ha fatto subito l’autografo.

Enzino aveva afferrato il foglietto e dall’emozione quasi non riusciva a respirare.

$1-         E’ un signore molto gentile, mi ha detto che ti dedicherĂ  il prossimo goal.

Al bambino fu sufficiente osservare attentamente il modo in cui era state scritte quelle poche lettere per capire che si trattava della grafia del padre, ma non volendo deluderlo continuò a ridere e lo  abbracciò calorosamente.

I due arrivarono a casa quando la madre aveva appena finito di preparare la cena. Le ceste  vennero riposte sul balcone e, dopo una giornata trascorsa a salire e a scendere dai meli dello zio,  Ferruccio e Enzino consumarono speditamente il pasto per poi andare a dormire.

Dopo quel giorno, per alcuni settimane, dalla villa non giunse alcuna nessuna telefonata. Probabilmente  Filiberto era seriamente offeso  per il fatto che l’opulenza della sua abitazione fosse stata oltraggiata dalla misera utilitaria dei Carletti  parcheggiata nel cortile. Ma una brumosa mattina di un gelido dicembre, quando l’angustiato Ferruccio giĂ  temeva di dover per sempre rinunciare agli abiti smessi che il cognato con qualche lancio di magnanimitĂ  ogni tanto gli regalava, il telefono squillò. La stridente voce della zia Lina ritornò  a seviziare le orecchie della signora Adele.

$1-         Adele dovresti dire a Ferruccio di mettersi un vestito decente e di venire subito qua.

$1-         Glielo dico subito. Gli faccio mettere il completo di fustagno che Filiberto gli ha regalato il Natale scorso.

$1-         Va bene, e poi digli di venir di corsa che dovrò istruirlo.

$1-         Istruirlo per che cosa?

$1-         Filiberto ha litigato con i domestici e li ha cacciati

$1-         Oh! E adesso come fate?

$1-         Lascia perdere, è una tragedia. Per questo pomeriggio Filiberto aveva invitato l’assessore Dellusi e la consorte, e adesso ci troviamo senza neanche un cameriere. Per fortuna mi sono ricordata di Ferruccio, gli metterò una giacca bianca e lo farò diventare un discreto servitore. Ma mi raccomando digli che si pulisca bene le unghie.

$1-         Glielo dirò, ma sai il grasso della fabbrica è così difficile da togliere.

Le due donne parlarono ancora per alcuni  minuti e Adele dovette sorbirsi una sequela di lagnanze  sulla ingratitudine della servitĂą, a cui il padrone fornisce generosamente il lavoro e loro pretendono addirittura un congruo stipendio.

La minuta signora Adele, conclusa la telefonata, afferrò le mani nerborute del marito e con uno straccio imbevuto con del succo di limone iniziò a strofinargli energicamente  le unghie.

- E mi raccomando dai del lei a tutti. E meno parli meglio è. L’assessore non deve capire che sei il cognato di Filiberto. 

Dopo essersi improvvisata  manicure lo vestì con il completo di fustagno, Ferruccio si lasciava trattare come un bambino di pochi anni. Quando il padre aprì la porta Enzino gli afferrò con forza la mano facendogli capire che voleva accompagnarlo alla villa.

$1-         Enzino, lascia andare tuo padre. Tu gli saresti solo di impiccio, dovrai rimanere qui con me.

$1-         Lascia pure che venga, starĂ  in cucina e nessuno lo vedrĂ 

La madre li accompagnò fino alla macchina e, prima che il padre si sedesse, pulì con uno strofinaccio il sedile in modo che l’ elegante vestito non ne venisse compromesso.

Anche questa volta Ferruccio, non volendo giungere in ritardo alla villa, sottopose la loro autovettura ad un crudele martirio  ma, a differenza di alcune settimane prima, parcheggiò l’auto nel posto piĂą recondito del cortile.

$1-         Ferruccio bravo, questa volta non hai sbagliato.

Lina si complimentò col fratello per la memoria  di cui aveva dato prova non commettendo lo stesso errore che aveva fatto innervosire  Filiberto.

$1-         Enzino, sei venuto anche tu.

Lina pose la mano sulla testa del bambino e gli diede una fredda carezza.

A questo punto del racconto il lettore mi scuserĂ  se introduco una breve apologia di questo bambino così silenzioso e amorevole. Il fatto che Enzino non parli potrebbe erroneamente far pensare che il fanciullo non sia dotato di una normale intelligenza ed infatti così lo giudicavano, e lo giudicano, la maggior parte delle persone. Ma io, che ho avuto la fortuna di conoscerlo,  asserisco, per quanto possa valere il mio giudizio, che Enzino è un ragazzo dotato di una mente fervida e di un animo profondo. Gli avevano insegnato che prima di parlare occorre sempre pensare e lui, da buon  bambino ubbidiente e scrupoloso, attenendosi a questo insegnamento era divenuto un fanciullo meditabondo e per nulla ciarliero.

La zia accompagnò il taciturno Enzino nella splendida cucina della villa e lo autorizzò ad assaporare alcuni dolciumi riposti nella loro  dispensa.

- Ferruccio togliti quella giacca e indossa questa bianca. Quando te lo dirò dovrai portare nel salone questi vassoi, e mi raccomando rimani sempre silenzioso e rivolgiti a Filiberto chiamandolo commendatore.

- Va bene, ma non ho mai fatto il cameriere. Ho paura di sbagliare.

$1-         Fai come ti dico e tutto andrĂ  bene.

Dopo una trentina di minuti arrivò l’assessore Dellusi accompagnato dalla ingioiellata consorte. Ferruccio era emozionantissimo e si asciugava le mani madide di sudore, strofinandole sui pantaloni di fustagno. Lina andò a ricevere gli ospiti e li fece accomodare sull’ elegante divano del salone e, prima che Filiberto arrivasse, rivolse alla moglie dell’assessore una sequela di complimenti ossequiosi.

$1-         Lina vai di lĂ  e non importunare gli ospiti.

 Filiberto aveva fatto la sua supponente comparsa.

$1-         Epifanio, la politica non ti fa invecchiare. Raccontami un po’ di novitĂ 

Lina intanto era corsa in cucina dove l’affannato Ferruccio ripassava mentalmente le raccomandazioni della sorella.

$1-         Non stare impalato, porta di lĂ   il carrello dei salatini e stai attento.

Il pover’uomo iniziò a trascinare il carrellino con tale delicatezza  per cui non si udiva il solito cigolio delle ruote sul parquet.

$1-         Toni, muoviti. Hai bisogno di qualche calcio nel sedere?

Filiberto aveva cambiatoil nome del cognato da Ferruccio a Toni: un nome piĂą da cameriere.

$1-         E i tovaglioli, perchĂ© non hai portato i tovaglioli? Vai a prenderli.

$1-         Subito commendatore.

Ferruccio era mortificato perché aveva debuttato in quella nuova mansione nel peggiore dei modi. La sorella gli porse il vassoio con i tovaglioli e cercò di acquietarlo.

$1-         Avete visto cosa è accaduto in cittĂ  la scorsa settimana? Invece di lavorare hanno preferito colorare le strade con le loro bandiere.

 Filiberto esordì  commentando la manifestazione che gli scioperanti avevano tenuto alcuni giorni prima.

$1-         Non me ne parli commendatore. Con i loro fischietti mi hanno spaventato il cagnolino, povero MilĂą ha persino  perso l’appetito.

La signora Dellusi  ostentò la propria sensibilitĂ  sociale.

$1-         Ingrati! Sono degli ingrati.

Filiberto grugnì queste parole accendendosi un sigaro.

$1-         Commenda, ogni tanto siamo costretti a lasciarli sfogare un po’. Fargli credere che possono dire la loro.

$1-         Si lamentano per otto ore in fabbrica, io di ore ne lavoro almeno il doppio.

Presumo che Filiberto computasse tra le sue ore lavorative anche i pomeriggi trascorsi sul divano, fumando  puzzolenti sigari e sorseggiando aperitivi.

Ferruccio appoggiò con estrema delicatezza il vassoio con i tovaglioli, come se non volesse farsi notare.

$1-         PiĂą dai e piĂą pretendono, maledetti!

Filiberto e l’assessore ingiuriavano i lavoratori trascurando il fatto che l’umile Ferruccio, nei panni di un deferente cameriere, li potesse udire.

Ogni tanto Lina usciva dalla cucina e si avvicinava a Filiberto rivolgendo un riverente sorriso  all’assessore e a sua moglie. Temeva che il suo convivente bevesse  troppo e con degli sguardi, inutilmente  imploranti, cercava di convincerlo a smettere.

$1-         Cosa vuoi befana? Vattene di lĂ , stai al tuo posto.

$1-         Ma Filiberto, guarda il signor assessore come è morigerato.

$1-         Oh, signora Lina. Fossero tutti come mio marito, Epifanio è il re del salutismo. Dovrebbe vedere come a tavola evita ogni cosa che potrebbe fargli male.

La signora Dellusi lodava il marito. Ma ad una condotta alimentare così irreprensibile non corrispondeva una vita politica altrettanto encomiabile. Se qualche sostituto procuratore avesse avuto il coraggio di esaminare, con maggior oculatezza, alcuni fascicoli redatti dalla guardia di finanza, l’intera città avrebbe conosciuto le malefatte dell’assessore Dellusi.

Filiberto, intanto, si sentiva umiliato dal confronto tra la sua smoderatezza e la temperanza del politicante.

$1-         Lina , muoviti, sparisci.

     Filiberto, mentre Lina si allontanava seriamente offesa, iniziò a lanciare contro la povera donna                una serie di improperi e, non pago, si abbandonò ad alcune  considerazioni salaci sul sedere della convivente, non piĂą  tonico come in gioventĂą.

Presumo che il lettore, immaginando quest’ultima scena, desideri ardentemente che Lina reagisse all’oltraggio schiaffeggiando quell’odiosa mutria di Filiberto: due sonore manate che lo avrebbero lasciato interdetto. Ma lei si affrettò a raggiungere la cucina per coprire con le mani le orecchie innocenti del quieto Enzino.

Probabilmente lo zio Filiberto aveva intuito la presenza  del  nipotino e  ciò lo istigava ad essere ancor piĂą scurrile. Considerando il bambino un intruso provava piacere nel contaminarlo con le proprie volgaritĂ .

Lina viveva in un costante stato di precarietĂ . L’industrialotto, se avesse voluto, avrebbe potuto cacciarla da quella vita opulenta a cui si era asuefatta. Filiberto godeva del fatto che le altre persone dipendessero dalla sua volubilitĂ : così era per Lina, per la famiglia Carletti, per gli operai e gli impiegati della sua fabbrica. Ognuno dipendeva da un suo sbalzo d’umore,  e in pochi secondi un sorriso sarcastico a lui rivolto poteva dare  avvio ad una sfuriata.

Filiberto, nei vent’anni divisi con Lina, aveva sfogato la propria gelosia contrastando qualsiasi incontro che la donna avrebbe potuto avere con un altro uomo. L’imprenditore, addirittura,  selezionava la servitĂą in modo che nessun domestico, anche solo lievemente piacente, potesse trovare impiego presso di loro.

             

Ferruccio osservò per pochi secondi gli occhi abbassati della sorella e poi si diresse verso il salone.

$1-         Epifanio, in casa tua chi comanda? Tu o tua moglie?

L’assessore, influenzato dalla presenza della consorte, dovette in pochi secondi cogitare una risposta il più possibile diplomatica. Prelevò una sigaretta dal suo portasigari d’argento e con la voce impostata, da politico navigato:

$1-         Cerchiamo di dividerci le responsabilitĂ .

$1-         Ah.

Filiberto articolò un monosillabo e poi, dopo aver sbuffato una boccata di fumo, aggredì verbalmente il cognato.

$1-         E adesso tu che cosa vuoi? Chi ti ha chiamato?

Ferruccio, con un volto contegnoso, non rispose  e si avvicinò spedito. Giunto vicino ai divani introdusse una mano nella tasca della giacca e ne estrasse un accendino. Accese la sigaretta all’assessore con una professionalitĂ  degna di un cameriere da grand’hotel.

$1-         Versa da bere al signor assessore, non vedi che ha il bicchiere vuoto. Camerieri degni di questo nome oramai non se ne trovano piĂą. Certa gente ingrassa bulloni tutta la settimana e poi la domenica si improvvisa domestico.

Filiberto ironizzò sul cognato. Ferruccio intanto ritornò in cucina sperando che quella giornata finisse rapidamente perchĂ©, in quelle poche ore, troppe volte Filiberto aveva attentato alla sua proverbiale impassibilitĂ . Per fortuna aveva portato con sĂ© Enzino e gli era sufficiente osservare il bambino, mentre gustava con appetito i biscotti offertigli dalla zia,  perchĂ© la rabbia che gli ribolliva dentro si placasse.

 Verso sera gli ospiti si congedarono e Filiberto ritornò nelle sue stanze.

$1-         Grazie Ferruccio, grazie per tutto.

Lina baciò il fratello sulla guancia. Non lo aveva mai fatto.

Aveva capito che Ferruccio aveva controllato la sua collera proprio per evitare che anche lei ne venisse coinvolta. La donna incartò i pasticcini e i salatini che erano stati avanzati e li mise nelle mani di Enzino.

$1-         Portali a casa. Godetevene un po’ anche voi.

Ferruccio e il bambino ritornarono al loro alloggio dove la signora Adele si era arrovellata tutto il giorno con:

“speriamo che vada tutto bene”, “chissà se gli ho stirato abbastanza bene il completo di fustagno”, “gli avrò lavato bene le unghie”.

 

Le umiliazioni che i Carletti subirono quella domenica non furono le ultime. Ancora per alcuni anni Filiberto sottopose la famiglia ai suoi soprusi poi, in una torrida giornata di fine luglio, il Padreterno lo chiamo a sĂ©.  Mentre in cielo il Giudice Supremo valutava l’operato di ottant’anni di vita, sulla terra un occhialuto  notaio leggeva le disposizioni testamentarie di Filiberto. Tutti i suoi averi mobili ed immobili erano stati devoluti all’” Ente per la Salvaguardia del Pellegrino Scalzo”, un ente benefico le cui finalitĂ  erano ignote.

A Lina l’imprenditore non lasciò nĂ© un vitalizio, nĂ© l’usufrutto della villa. Anche i Carletti vennero completamente ignorati, ma i poverini si sarebbero stupiti del contrario. Enzino, con la saggezza che derivava dai suoi silenzi, se ne uscì con  una  conclusione:

“lo zio Filiberto grazie ai suoi soldi ha goduto dei piaceri della vita e ora, sempre con i suoi averi, sta tentando di guadagnarsi le gioie eterne del paradiso”.

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