da   Ass. Il Racconto Ritrovato

Storia segreta di un mattino presto di Maurizio Cervelli - 2002

Alba sta nel letto, il suo posto oramai si è ridotto ad una striscia sottile di lenzuolo al confine di destra, verso la porta, uno spazio residuale e provvisorio, come una terra di nessuno, o un corridoio di fuga; se ne sta distesa, un braccio piegato sotto le testa le fa da cuscino e il suo viso brilla di un candore al neon; galleggia rannicchiata con le ginocchia sotto al petto, quasi a disegnare un pugno di fragile dolcezza sopra alle lenzuola che ora la pungono, come roccia feroce ed inospitale di un vulcano in piena.

Non sente aria intorno, ma solo pietre e orizzonti, nulla su  cui impigliarsi per prendere riferimenti per la fuga, solo la consapevolezza di starci inchiodata senza possibilità alternative. Alba non ci voleva arrivare in quel letto, ma le sue debolezze non le avevano mai concesso deroghe.

E’ troppo tardi per dormire e troppo presto per alzarsi, in questo ristagno esistenziale le arrivano folate che sanno di se stessa, profumi colorati di verde muschio degli occhi e di bianco latteo della pelle, mentre sulla schiena sente depositarsi cristalli di gelida indifferenza, provengono da un corpo nudo che dorme montagnoso affianco, una massa nera che sa di uomo.

A quest’ora del mattino i pensieri di Alba scorrono veloci dietro ai suoi occhi verdi, sono animali selvaggi in gabbia, vanno avanti e indietro in una direzione impazzita dell’istinto represso e le disegnano nella mente ipotesi e possibilità, prospettive e sogni, piani e programmi, tentativi di dialogo, oscenità e candori.

“Toglimi di torno il tuo amore…innamorati di un’altra e lasciami stare, io sono solo un corpo, un insieme di buchi, un buco, non ti sarà difficile dimenticarmi e farti un’altra vita. Lo so, l’orrore è tutto nella mia testa, nessun giudice mi darà ragione”.

L’uomo si muove lentamente, il suo calore dilaga, tracima, inonda e Alba lo sente arrivare da dietro invadere la striscia di sicurezza, la zona di interdizione che si era disegnata intorno come una tregua unilaterale. Cellule pilota del suo corpo organizzano rapidamente nuovi argini e difese, Alba irrigidisce i muscoli e si contrae in un clone di disperazione, potrebbe fuggire o fingersi morta oppure liquefarsi bagnando tutto per poi evaporare in un secondo tempo.

“Oppure fai in modo che io mi innamori di te, comprami una medicina che mi aiuti, inventati una magia, fai una fattura“.

L’uomo si ferma e russa di nuovo deformato nel sonno, finalmente immobile. Il sacrificio è rimandato il cucciolo innocente è ancora vivo.

“Eppure ho un’anima, una dolcezza, una mia sensualità, so fare belle carezze, so anche baciare con passione, so amare, ti prego,  so amare!”

I suoi desideri. Noccioli di ciliege già spolpate, lucidi e lisci. Lei se li tiene sotto la lingua per riassaporare il ricordo della prima sensazione, quella dei denti che affondando nella polpa rossa e imbrattante. Teneva quel nocciolo in bocca, tra lingua e labbra e pareti carnose delle guance, era capace di giocarci mordicchiando il legno anche per ore, come fanno gli arabi yemeniti con la pallottola erbacea della loro droga fatta in casa. E' un gioco che poi non porta a nulla, e a nulla deve portare, se non a stringere alla fine la piccola sfera ormai consumata tra i denti e sputarla nel primo cestino.

“Sono sicura che mi sto punendo. Non so ancora per cosa ma mi sto facendo del male e mentre vengo scarnificata in bagno o in cucina o in qualsiasi parte della casa, penso alla lama che entra nello stomaco alla lametta che incide i polsi, ci stiamo annullando nello scheletro fossile di un amore che non c’è più, ti prego dimmi di svegliarci e scappare via lontano come se stesse scoppiando una bomba”.

Alba decide di alzarsi attratta da un’idea di verticalità, guarda il suo uomo nel letto, ha assunto la forma e il colore di un’ombra solidificata, sbanda, ha la sensazione di camminare sopra la pelle di un’anguilla, evita di fare rumori fingendosi concentrata in pensieri attinenti la preparazione del caffè, in realtà sta continuando a rimbalzare all’interno della sua anima, come una mosca nel bicchiere rovesciato, provocandosi ustioni interiori di felicità e di euforia e di smarrimento e panico, passa in rassegna tutte le possibilità di fuga, ne trova alcune di plausibili altre fantasiose alcune altre sono solo speranze. Poi, lentamente, enzimi diligenti della sua coscienza riempiono e riespandono i gesti vuoti e rassicuranti: versare, pulire, sistemare, preparare, strizzare, ecco ricomporsi il suo angolo protetto, il ritaglio di un mondo sostanzialmente immutabile, nel quale finalmente ritrova le aspettative inodore del suo ruolo, come pomodori rossi fuori stagione, al riparo dall’eccessiva mutabilità della vita reale, dagli antichi mostri della sua fantasia, da quell’idea di libertà, che da un punto remoto delle sue viscere pulsa come un vulcano in piena mentre Alba mette in scena una commedia che inizia così:

“Svegliati amore, ti ho preparato il caffè”.

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