da   Ass. Il Racconto Ritrovato

Ladri…(che rubano l’odore dei libri) di Mauro Daltin - 2001

Quando entro in una libreria mi accorgo subito quanti sono e dove si nascondono quelli che hanno il mio stesso vizio: annusare i libri.
Per uno che non ha questa strana abitudine può sembrare una cosa fuori dal mondo; molti ci prendono per matti e chiamano la commessa che, il più delle volte, si fa una risata quando le riferiscono che nel settore dei saggi c’è un uomo che sta odorando i libri.
Li riconosci subito.
Si appartano negli angoli più remoti, fra gli scaffali delle edizioni più costose e di conseguenza meno lette, si guardano attorno a lungo e, solo nel momento in cui si sentono totalmente soli, afferrano il libro.
La loro scelta non è mai casuale, ma è mirata ai libri e agli autori che amano di più perché, di solito, si tratta anche di grandi lettori.
Appoggiano il pollice della mano sinistra sull’ultima pagina e fanno scorrere lentamente i fogli diminuendo la pressione del dito mentre il naso, quasi immerso completamente nella carta, percepisce l’inconfondibile odore.
Quando hanno aspirato tutto il libro si voltano per osservare se qualcuno, nel lasso di tempo in cui erano concentrati ad annusare, li stesse guardando.
Ripongono il volume nell’esatto punto da dove l’avevano prelevato e se ne vanno alla ricerca di qualche altra vittima.
Così incontrai Nicola, in libreria, mentre, nel settore riservato alla poesia, era intento ad odorare un Montale nello stesso istante in cui io stavo prelevando dallo scaffale un Baudelaire. Aveva un grosso naso schiacciato su cui erano appoggiati degli occhiali troppo piccoli che rendevano quel viso simpatico e buffo allo stesso tempo. I nostri sguardi si incrociarono e capimmo immediatamente di avere lo stesso strano vizio.
Da quel casuale incontro iniziammo ad incontrarci ogni martedì mattina davanti allo scaffale riservato a Hermann Hesse. Di solito dividevamo la mattinata in due parti. La prima parlavamo di libri e ne compravamo anche qualcuno, la seconda ci dividevamo alla ricerca di nuovi settori da annusare.
Si era creata una certa complicità fra noi e al terzo incontro Nicola mi rivelò il suo segreto.
<<Sai, Marco, io riesco a riconoscere i libri dal loro odore>> disse come se si trattasse del fatto più normale al mondo.
Non capii subito che cosa mi volesse dire.
<<E’ difficile da credere…Se tu mi fai annusare le pagine di un libro, senza che ne veda prima il titolo o l’autore, ti riesco a dire comunque di che libro si tratta>>.
Rimasi stupefatto da quella rivelazione e, notando il mio impaccio nel commentare il fatto, mi spiegò immediatamente che per lui non si trattava di un semplice vizio o di una abitudine passeggera, ma di una vera e propria patologia.
Non ne poteva fare a meno, insomma. Ogni giorno doveva entrare in una libreria e dedicare all’inconsueta malattia due o tre ore finché il bisogno di quell’odore veniva soddisfatto a pieno.
Il problema, mi disse con un velo di rassegnazione, è che questo bisogno aumentava ogni volta di più e l’assuefazione doveva essere sempre crescente. Aveva provato anche a comprare dei libri e portarseli a casa, ma non aveva funzionato; mi spiegò che, una volta annusato un volume, questo perde il suo odore originale e genuino e diventa inutile ai fini del suo disturbo.
Dopo quella rivelazione non seppi cosa dire e subito credetti ad uno scherzo in quanto reputavo impossibile che una persona potesse soffrire di una malattia del genere.
<<Prendi un libro a caso…>> mi disse Nicola per confermare l’intera storia che aveva raccontato.
Lui si voltò per non vedere da quale scaffale stessi scegliendo, anche perché conosceva ormai a memoria la disposizione dei libri.
Con gli occhi chiusi afferrò il libro e iniziò a sfogliarlo velocemente sotto il grosso naso, che intanto captava l’odore come fosse un radar.
Sempre con gli occhi perfettamente chiusi mi ridiede il volume e disse:
<<Dovrebbe essere La paga del sabato di Fenoglio, probabilmente in edizione Einaudi>>.
Aprì gli occhi e vide confermata esattamente la sua deduzione.
Mi sorrise, non disse nulla e uscì dalla libreria.
Non lo rividi più, ma il martedì mattina seguente trovai un minuscolo biglietto appiccicato sulla copertina di Avere o Essere di Hermann Hesse in cui c’erano scritte due righe:
La decisione che prendo è obbligata. Devo cambiare città perché ho annusato tutte le librerie e biblioteche della zona. Ti saluto con grande affetto. Nicola.

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