da   Ass. Il Racconto Ritrovato

Il Racconto

A chi ama scrivere un racconto, può capitare che gli sembri che le idee che gli affollano la mente siano persino troppe.

Occorre raccoglierle, dare loro ordine e selezionarle in modo che realtà e finzione, una parola dopo l’altra acquisiscano nuova vita per prendere la forma di un RACCONTO.

Il racconto è la forma letteraria che meglio consente allo scrittore di esprimere la propria creatività e di trasmettere al lettore il frutto della sua fantasia.

Si può anche raccontare di se stessi però tenendo sempre presente che occorre mettersi dalla parte di chi leggerà, del quale occorre catturare l’attenzione prima, l’interesse dopo.

Noi accompagneremo le parole dei nostri scrittori verso lettori interessati e attenti.

La tecnica dello scrivere bene si impara, ma lo scrittore deve anche tener presente che per imparare a confrontarsi è necessario leggere quel che altri hanno scritto. 

Tutte le opere da noi pubblicate rimarranno sempre consultabili e rileggibili nell’ARCHIVIO.

Certo parecchi di voi avranno pronti più elaborati e continueranno a scrivere. Mandateceli pure tutti, ma uno per volta, a meno che siano molto brevi onde consentirci di prenderli in esame con la massima attenzione e darvene conto. 

I manoscritti dovranno essere inviati come allegato via mail agli indirizzi indicati nel sito.

 

                                                                                                                            Vera Vasques

 

 

Il cortile raccoglieva tre caseggiati dei primi anni del novecento.
I ciottoli, che spuntavano nell’ampio spazio, contrari a qualsiasi tipo di tacco, ospitavano al centro bidoni per la raccolta differenziata, a cui gli inquilini prima riluttanti, si stavano piacevolmente adattando.
Un tempo il cortile era pieno della vitalità di bambini festosi.
Con l’arrivo dei bidoni e la ristrutturazione, nell’assemblea condominiale per sicurezza, era stato deciso di impedirne l’ingresso per i giochi.
Il cortile era dunque diventato teatro di sperimentazioni ambientali, passando da profumi infantili a odori varianti a seconda dei venti.
La raccolta era collegata ad un fatto misterioso, gli odori difatti passavano da effluvi di sapori etnici a quelli di sapori mediterranei. Come se i menù fossero concordati, e tutti si ritrovassero a cucinare lo stesso piatto nella stessa giornata. Un libro di cucina aperto alla identica pagina.
Le storie, si sa, possono aver inizi indimenticabili e romantici.
Lui e lei si erano incontrati in quel cortile, nelle prime ore del mattino, pronti per il lavoro, tessuto da clessidre frettolose.
Erano passate, oltre alla galanteria di lui che teneva sollevati i coperchi, parole da generare simpatia.
Un gentile vicino di casa, con le spalle larghe, un interessante incontro fuori programma, avevano pensato.
Si erano rivisti con le borse del supermercato davanti all’ascensore; da quella di lui spuntava il detersivo abituale, scelto per il piacere della scritta “più grigio non si può”, da quella di lei molte confezioni di panna, tutte da montare.
Parole di passione per i libri, per i cibi, per i mari si erano altalenate nel viaggio ai piani alti.
Un giorno, anzi una sera, lui aveva con dito leggero sfiorato il suo campanello. Affranto chiedeva un aiuto per i chiodi di garofano assenti dai suoi armadietti di cucina.
Lei aveva riso:
“Ma che ci fai con i chiodi di garofano? Il vino caldo forse, il cinghiale, il camoscio?”
-Mah…una sua amica (sicuramente un invito galante) arrivava a cena e aveva chiesto di farle trovare quell’ ingrediente, ma la sua testa era rimasta ingarbugliata nei casi ospedalieri. Insomma si era scordato-.
Così, scuotendo i ricci, l’aveva guidato nella sua minuscola cucina e rifornito dell’ingrediente richiesto.
“Ecco” gli disse
“Mi riscatterò con un invito a cena”
“Mi metto in lista di attesa”
Da quel momento la storia si era dipanata in incontri, senza preavvisi.
Lui aveva un piccolo camino ben funzionante, valida risorsa per cuocere filetti croccanti. E indispensabile per scaldare mani, piedi e cuori.
Lei aveva un libro di cucina più volte rilegato, il talismano della felicità da cui attingere ricette, varianti secondo stagione.
I piatti salivano e scendevano per le scale.
C’era nei loro scambi un mondo da sottobosco, allietato da parole di vita passata e da tempi lenti. Un mare sollecito e placido, senza incrinature di onde.
C’era un nutrimento da alimentare al caldo, far cuocere a lenta cottura, allietato dalla musica, che accoglieva i due inquilini del cortile malandrino .
C’era il patto silenzioso, che chi ospitava dava tregua all’altro nel raccogliere gli avanzi nei sacchetti della raccolta sollevando a turno l’incombenza dei bidoni.
Tutto sembrava girare come sui cavalli bianchi della giostra.
Lei sceglieva quello alto, inghirlandato di fiocchi e decori.
Lui saliva su quello in disparte, altero, munito di briglia e zoccoli.
Qualche volta si scambiavano consigli incoraggianti di abbinamenti spavaldi: abiti con spacchi avventati, maglie ardite, pantaloni dalle gambe affusolate.
Così oltre ai cibi salivano e scendevano lungo le scale grucce di legno, per prove improvvise a lume di candela.
Un sera montarono nella stanza soggiorno di lui una mensola nuova.
Sul balconcino di lei, arredato con vimini e piante fiorite, potevano nelle serate clementi, scrivere dilettevoli racconti .
Lui iniziava e lei aggiungeva pezzi in subbuglio che deviavano la storia.
Le carte, scritte rigorosamente a mano con stilografica dall’inchiostro verde, venivano archiviate in una scatola di latta sulla mensola.
In serate di scacciamalumori, una storia estratta a caso veniva riletta. Pezzi inseriti a casaccio, senza costrutto, producevano immagini sfavillanti. La fantasia del testo dava un tocco leggero al resto delle ore, continuando a rilasciare beneficio nei giorni seguenti.
Il balcone si affacciava sul cortile e accadeva di vedere movimenti simpatici degli altri inquilini. Un bello spunto per redigere una cronaca, scritta però in anticipo, prima che gli eventi accadessero. Tanto c’era sempre una mamma con un bambino che sfuggiva all’assiduo controllo, un ragazzo che furtivo buttava i sacchetti in un solo bidone, un signore che scappava con i sogni degli altri.
Una sera, la sera su cui la storia vuole puntare la luce, lei aveva proposto il gioco del desiderio – colore -.
“Se vuoi che un sogno si avveri, devi abbinarlo ad un colore preciso. Non è sufficiente un colore e basta, deve avere il ricordo di una emozione. Io sogno una scatola con dentro il silenzio della neve, quello ovattato, quello che scardina le cose e le fa brillare.
Il suo colore è bianco panna come le pagine di un libro in attesa di essere scritto”
“Io sogno una scatola per un Natale diverso con sorpresa incorporata. Il suo colore è grigio fumo, quello di una caldaia a vapore” rispose lui
Il tempo si stava stringendo, decollando verso le feste di babbo natale con addobbi discreti anche in cortile.
I bidoni erano stati per l’occasione spostati da un lato e al centro spiccava un pino decorato da fiocchi rosso e turchino.
Lui aveva nei giorni seguenti alcune notti impegnate in ospedale, turni su turni da ingolfare le spalle larghe.
Lei aveva riunioni per un evento con scadenza a fine anno.
I giorni da impegni erano scivolati così.
Lui, rientrato una mattina dalla notte, aveva trovato un pacco sormontato da un fiocco color grigio fumo davanti alla porta.
Prima di aprirlo era sceso, e aveva schiacciato con forza il campanello di lei. Aveva fretta di consegnare il suo di dono, immacolato.
Aprì un omone con lunga barba mescolata a capelli rossi.
“Cerco lei” disse
“Lei chi?” domandò scortese quello “qui abito io da tre giorni”
“Cerco l’inquilina che abitava prima di lei, allora”
“Mi hanno detto che l’alloggio era vuoto da molti mesi”
Lui rimase fermo qualche minuto.
Scese le scale.
Entrò in casa.
Sfilò il giubbotto.
Pensò, che strano.
E poi con molta calma aprì il pacco.
Buttò la carta natalizia Però conservò il fiocco.

 

 

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Cammini solo sulla sabbia bianca e silenziosa. Ogni tanto ti fermi a guardare il mare d'inverno e a scrutare orizzonti, che tuttavia non riesci a vedere, mentre io resto annidata in

un angolo oscuro, ancora lontana dalla stanza dei tuoi pensieri. Eppure ci sono. Segreta. E impotente.

Dipende solo da te, e dagli ingarbugliati sentieri che provi a percorrere per riuscire a cogliere il rivo di luce e tirarmi fuori di qui, darmi una veste. Non importa cosa sceglierai per me, se un frammento di realtà o una vita solo immaginata, sarà la mia vita. E un po' anche la tua, anche se non quella che speravi, anche se non ti renderà famoso.

E chissà se fra tante menzogne scoprirai qualche verità. Al momento, fai solo tentativi, ipotesi azzardate, frammenti di pensieri, che non sai più se sono davvero tuoi. Avanti e indietro, su orme appena accennate e che il vento confonde. Sempre come fosse la prima volta. Ma non ti puoi arrendere adesso, dopo venticinque pagine buttate giù quasi d'un fiato.

Avanti e indietro lungo gli interminabili corridoi della mente, corridoi dalle pareti imbrattate di parole logore e ammuffite e di storie che conosci già.

Intanto speri che il tempo cambi e forse pioverà.

Allora, chiuso nella tua stanza, potresti sentirmi palesare in lontananza, come il rombo che preannuncia un temporale estivo, liberatorio e rigenerante. Appena mi sentirai arrivare, ti scorderai del tempo che scorre, del giorno che finisce, ti scorderai dei vestiti che porti addosso, della barba non fatta e di chi dovevi incontrare. Scorderai anche l'ultimo dolore ed io ti avrò solo per me.

Dimenticherai il mondo, quando fiumi d'inchiostro scorreranno sotto le tue dita, e abbozzerai un sorriso pensando alla paura che avevi visto scritta sopra un foglio per troppo tempo bianco. Farai di tutto per rendermi credibile, per trovare un senso attorno a cui intessere una trama che abbia la forza di condurre altrove chi respirerà con me il profumo delle pagine stampate.

Agganci una frase, ti pare quella giusta da porre sulla bocca del protagonista. Esplori ogni parola, percorri il suo stile, ne ascolti il suono e di rimando attendi un'eco. Non avevi messo in conto parole d'amore per lui, ma lo hai visto impallidire e farsi debole di fronte a lei, che era un personaggio secondario, destinata a uscire dalla scena dopo due capitoli.

Non era questo che avevi previsto, ma è successo. Succede.

In fondo ti piace quest'improvvisa sovversione, ti emoziona la scoperta di quelle relazioni misteriose che, nonostante la tua attenzione, si insinuano sfuggendo al tuo controllo.

"Un po' come l'amore", pensi mentre seduto al tavolo cosparso di fogli, sotto la luce della lampada, ora rivedi appunti, tracce e schemi. Scarabocchi e arabeschi.

Non sei convinto e opponi ancora qualche resistenza, eppure sai che dovrai aprirla quella porta, l'ultima che ci separa.