da   Ass. Il Racconto Ritrovato

Aprirsi al mondo

Aprirsi al mondo: un concetto assai complesso che vede spiazzati e in parte  disorienta. Ma non si dimentichi che viaggiamo in compagnia delle parole: usarle al meglio potrà essere indifferentemente impegno e/o passione e in questo tragitto non si sarà soli. Il dizionario alla voce “ Aprire”  recita testualmente: “ Rimuovere un ostacolo che impedisce di passare o di comunicare fra un luogo e un altro.”

Il problema sembrerebbe apparentemente risolto, ma gli ostacoli sotto gli occhi da troppo tempo non si vedono più, come ingombranti oggetti di casa tanto difficili da rimuovere.

L’altro, gli altri, la differenza, la diversità: a questo desideriamo rivolgere la nostra comunicazione, parlarci e finalmente sentirci e comprenderci.

Eliminare i condizionamenti che senza volerlo, complice una negligente pigrizia del  pensiero, hanno preso alloggio dentro di noi, paralizzando azione, interessi, iniziative. Fare spazio! 

La casa finalmente libera sia pronta all’accoglienza, sia aperta alla conoscenza e non potrà che essere occasione di un benefico, rivitalizzante rinnovamento. 

                                                                                                               
                                                                                                Fiorella Naldi

                                                   

Bella*? Sto arrivando. Non so se Edward* ti ha già trasformata. In ogni caso Alice* ti dovrebbe avvisare del mio arrivo. Credo. Stando ai fatti. Devo solo fare un biglietto aereo per lo Stato di Washington. Ok. No. Non è ok. Un viaggio oltreoceano è un tantino esagerato nelle mie condizioni. Forse per questo motivo gli altri non sono d'accordo che io vada. Hanno capito che sarebbe un salto nel buio. Faccio fatica a uscire di casa, figurati a prendere un volo transatlantico! Non devo per forza andarci subito no? Ho tutto il tempo. “Respira” mi dice sempre il Dottor Right aggiungendo “Sii ragionevole”. Credo che sarebbe fiero di me in questo momento. Nell'ultima seduta mi ha consigliato di andarci piano. Di andarci ma piano. Ma non sono sicura che intendesse di andare là comunque. Dice che se vado piano ho più possibilità di riuscita, che l'esperienza si impregnerà in me in modo tale che la registrerò e il mio cervello cambierà atteggiamento. “Cassie, per favore. Non è mia abitudine dire ciò che penso. Non sarebbe professionale ma ne sento il bisogno. Quello che stai ideando non è ragionevole. Ti rendi conto che non è con la fantasia che si risolvono problemi reali? Vorrei che ti fermassi su questo punto. Chiudi gli occhi e respira. (Avevo ragione, non intendeva che io andassi lì). Respiro e sento che non lo devo ascoltare. Non completamente. Non sono pazza. Ma lui non vuole proprio capire. So benissimo che sembra una follia eppure so che lo devo fare. Perciò d’ora in poi mi toccherà fingere. Dunque devo essere ragionevole? Ok. Andrò qui vicino. In Francia. A Parigi. Da Madeline Greene. Sono sicura che alla fine saranno tutti contenti. Dopo tutto l'importante è che io riprenda in mano la mia libertà no? Chiamo il mio amico Marty. Chissà se ha voglia di fare una gita fuori porta. Gli chiederò poi solo di non prendere il tunnel del Frejus, né quello del Monte Bianco, né quello del Gran San Bernardo. Caspita, meno male che ci sono alternative altrimenti mi sentirei come in una prigione. Ma Marty è comprensivo. Sono sicura che strada facendo non avrà niente da ridire. Conosce il mio problema e mi vuole davvero bene. Secondo te quanti soldi dovrei portare con me? Per la benzina, i caselli, i panini.. Ancora non ci credo. Che lo sto per fare. All'inizio era solo un'idea ma poi ha preso forma e ora sono più che decisa. Si parte! Ho un po' paura a dire il vero. Ho scritto “un po’" per non spaventarti troppo. Ma toglilo pure. Un sacco di domande e dubbi mi fanno vacillare. E se poi Madeline non volesse incontrarmi? Sarà difficile mettersi in contatto. Su internet tanti parlano di lei ma niente in prima persona. Mi chiedo come sia riuscita a proteggersi così bene dai media. Una volta famosi è difficile tenersi le cose per sé. Ne avevo anche parlato con il Dottor Right. Ma lui aveva fatto una smorfia che non mi era piaciuta perciò avevo lasciato perdere e avevo cambiato argomento. So che se gli parlo degli esercizi di respirazione è più contento. Tant'è. Marty è puntuale. E felice. Mi dice che è un sacco di tempo che voleva vedere Parigi e che la mia proposta cade proprio a fagiolo e che aveva dei giorni di ferie che gli scadevano e visto che non glieli pagano tanto vale farli anche se ciò significa mandare a monte alcuni progetti. "Siamo esseri umani, non buoi" ripete in continuazione. Da quando c'è stato il crack economico - l'eroina dello Stato, come la chiama lui - ci sono solo più due scelte: lavorare da pentirsene per non avere più una vita per sé o non lavorare affatto ed essere altrettanto disperato ma per il 2 motivo opposto. Marty è divertente. Ha un'opinione su tutto e non risparmia nessuno. Il più delle volte appena gli viene in mente un pensiero lo posta su fb ricevendo un sacco di consensi. Ha un suo blog e sta pensando di scrivere un libro. "Le mie memorie" lo intitolerebbe. Ovviamente riceve anche parecchie minacce e insulti ma questi non fanno che rafforzare le sue convinzioni. Credo che Marty sia il primo personaggio che conosca. Anche lui ha letto “Il richiamo dell’angelo”. E gli è piaciuto un sacco. Perciò oltre a Parigi è felice di poter incontrare Madeline anche lui. Mi chiedo se è come viene descritta? Forse è come gli attori, che recitano una parte, e che nella vita di tutti i giorni sono diversi. “Si chiamano romanzi” mi ripete il Dottor Right, ma è pur la vita di qualcuno o no? Ecco io voglio scoprire se Madeline Greene è proprio così o se recita. Se così fosse credo che rimarrò delusa. Se ho trovato il coraggio di partire è perché mi ha ispirata. E tale quale la voglio trovare. Marty dice che sono troppo rigida ed esigente. In primis con me stessa. Forse ha ragione. Se io accettassi le persone e le cose per quelle che sono starei meglio. Con i propri limiti ad esempio. Questa morbidezza ce l'ho solo nei confronti degli animali. Vai a capire. Il Dottor Right è ancora lì fisso a pensarci su. Voi immaginatelo lì interdetto a pensare con la penna in bocca e gli occhi profondi. Se c'è qualche studente che ha voglia può farci una tesi. Credo che Righty ti farà volentieri da mentore. Posso a questo punto utilizzare un vezzeggiativo no? Dopo tutto sono anni che ci conosciamo. Mi fa impressione la sua determinazione nel credere che io possa guarire. A volte più di me. Tant'è. Maciniamo chilometri e rimugino parole ed immagini che si presentano a caso. O destino. Spesso mi chiedo ancora ma perché a me? È una bugia del cervello, dicono gli esperti. E perché la mia testa è bugiarda? Perché deve mentirmi? Cosa le ho fatto? Alla fine abbiamo deciso per il colle del Gran San Bernardo. Più di 2.000 metri di altitudine. Prima di saperlo respiravo abbastanza bene. L'allontanamento è faticoso. Ma l'altitudine ha dato il botto. Comincio a pensare che qui manchi l'ossigeno e che ho le allucinazioni. La gente ride, sta bene. Credo che siano fatti. Troppa anidride carbonica. Ho lo stomaco chiuso e non se ne parla neanche di mangiare. Voglio scappare e tornare giù. Più al livello del mare. Sto anche architettando in men che non si dica, davvero straordinario, di tornare indietro. Mi giro e vedo Marty che mi fissa. Rassicurante. Andrà tutto bene. Mi dibatto anche se nessuno lo vede. Non mi muovo ma c'è una tempesta dentro di me. Sono sul punto esatto che segna il confine tra la Francia o l'Italia. Avanti o indietro. Spaventata o fallita. Marty mi prende il viso tra le sue mani e mi sorride. Lo so che dovrei avere più fiducia. Ma ti assicuro che in questo momento proprio non ne ho ma ne vorrei tanta. Muoversi. O morire seduta stante. Muoversi. Marty dove sei? Non ti vedo più. Come scheda viaggio ho preparato un file con le caratteristiche di Madeline. Per l'occasione mi sono riletta il libro. E mentre c'ero ho indagato più a fondo su Guillaume Musso. Colui che ne parla di più dichiarandosi l’autore della sua vita. Marty dice che potrebbe essere il caso di incontrare prima lui per farci dare indicazioni su com'è Madeline nella realtà. Così da essere preparati. Io penso che potrebbe boicottare la nostra idea. Beh nostra perché Marty c'è dentro fino al collo ormai. Potrebbe manipolarci per proteggerla, in fondo, chissà? Sta di fatto che sembra conoscerla bene ovviamente. Devo fare in modo che mi dia il suo numero. Meglio di cellulare. Ma le star non lo daranno a nessuno. Tanto meno a questo qui. Autore o no. Dopo tutto chi ci assicura che la conosce per davvero? Forse è un mitomane. Ok. Ok. Sto divagando. Beh datemi il tempo di riprendermi dal colle. Non voglio pensare al ritorno. Difatti non ci sto pensando. Ma al ritorno come farò? Sono un po' stanca. Che salti! Capra, cavoli. Ora lo capisci perché dormo tanto vero? 3 Finalmente lo stomaco inizia a brontolare e la gola ad allargarsi. Per l'emergenza tiro fuori la banana che ho in borsa. Non chiedermi perché ma ho sempre un frutto o uno snack con me. E anche una bottiglietta d'acqua. Credo, senza chiamare Freud in causa, che sia perché ho perennemente paura di ritrovarmi senza niente. Nel nulla. E nelle emergenze bisogna avere con sé uno spuntino no? Piano piano sono più Parigi che Torino. E va giusto bene perché è lì che stiamo andando! If you have to dream, dream big! Mi diceva un'amica una volta. Quindi Righty capisci perché non potevo ascoltarti. Parigi è Parigi. Solo il nome fa sognare. Solo che non sto sognando. Non più. Faccio sul serio. È importante che me lo ripeta. Che mi ricordi che è tutto vero. Altrimenti va a finire come tutte le altre volte. Che archivio il tutto come una semplice avventura, come se non fosse mai successa, sentendomi di nuovo vuota dentro. E delusa. Più ci avviciniamo più Marty è incontenibile. Difatti ci dobbiamo fermare spesso per andare in bagno. E a me sta bene. Mi piacciono le aree di servizio. Sono dei piccoli supermercati. Non manca nulla al piacere. Biscotti, caramelle, giocattoli e libri. Immagino che chi ci lavora pensi non sia proprio tutto questo paradiso. Tant'è. Nel parcheggio è più forte di me. Mi chiedo chi sono queste persone. Tutte di passaggio. Da dove vengono e dove vanno. Se sono felici. Se vedono che io sono lì a interrogarmi su di loro. Se in qualche modo faccio parte della loro storia. Sto pensando a Torino. A casa. In questo momento sarei sul divano a scrivere con addosso i gatti che mi farebbero le fusa e la pizza. Non devo dimenticare perché ho intrapreso questo viaggio. Da qualche parte in me sono convinta che se incontro Madeline guarirò. Marty mi raggiunge. Ha svaligiato il reparto. Lo adoro. Che viaggio sarebbe senza le schifezze da sgranocchiare? Mi dice che sono troppo riflessiva. Che non parlo molto. Che dovrei vivere di più anziché stare sempre a pensare. Mi dice che sono più in là che in qua! Io rido. È proprio vero. Gli ricordo che una ragione c'è se sono fatta così. Se non riesco ad interagire con il mondo esterno. Una volta mentre Righty era girato di spalle ho dato un'occhiata alla mia cartellina. “La paziente denota scarsa socievolezza e vive rinchiusa in un mondo immaginario. Il trauma subito dimostra che…" Il Dottor Right si gira dicendomi che basta chiederglielo e lui mi direbbe tutto quello che voglio sapere. Che non c'è bisogno di sbirciare. Che qui nessuno vuole fregare nessuno. Che il principio di base è la fiducia e la sincerità. Me lo ricordo ancora. Il nostro primo incontro. Marty, per quanto entusiasta, comincia a sentire la stanchezza. Devo dargli ragione. L'autostrada è tutta uguale. L'asfalto e la striscia bianca alla fine ti danno sui nervi e sono ipnotici ma ormai siamo quasi arrivati. Ci promettiamo che al ritorno prenderemo le strade secondarie. Ci siamo quasi. Che cosa dirò a Madeline? Prima la devo scovare come dice Marty perché non è detto che i posti frequentati nel libro siano gli stessi nel quotidiano. È vero. Ma se fosse difficile che gusto ci sarebbe? Io e Marty non ci arrendiamo facilmente. Per fortuna che l'amico di Marty ci ha prestato il suo appartamento a Pigalle. Altrimenti questo viaggio sarebbe stato un po' oneroso per tutti e due. George è andato negli Stati Uniti per lavoro ed è contento che sia abitato durante la sua assenza. Dice che dei ladri lo stavano tenendo d'occhio da un po' di tempo ed ora si sente più tranquillo. Io dico che non è tanto a posto. Ma chi sono io per giudicarlo? E poi è un amico di Marty quindi gli voglio bene per forza. Questo appartamento è spettacolare. Ci sono quadri e sculture ovunque. Sembra di stare in una mostra futuristica. A ben pensarci se mi dovessi svegliare di notte, non so come la prenderei a trovarmi di fronte ad un alieno lampeggiante. Abbiamo ciascuno una propria camera con bagno privato. George sa come vivere. È bello sentirsi coccolata ogni tanto. Parigi. Il mondo. Di Amélie Poulain. Ma il cinéma non mi interessa. È tutto finto. Lo vedi che fanno finta di morire. Non 4 muoiono sul serio. Te li ritrovi poi a fare altri film. E non mi piacciono le bugie. Non mi piace il mio cervello che mi dice di aver paura quando non è vero. Ora che sono qui. Tutto quello che ho immaginato se la incontrassi può diventare reale. Madeline è qui da qualche parte. Più vicina di prima. Tutto quello che ho immaginato di dirle se la incontrassi diventa ora come ora stupido. Ciao Madeline! Non mi conosci ma io sì. Ti ho letta nel richiamo dell’angelo. Stupenda. Capite che non va affatto bene. Dovrei inciampare in lei. Casualmente. E quasi fare finta di non riconoscerla. Io non sono come tutti gli altri. Io non sbavo. Io rimango civile e rispettosa. Perciò se vorrà fare lei due parole, bene altrimenti continuerò per la mia strada. Non sono mica una stalker. Dunque chiedo a Marty di studiare con me una strategia per beccarla ma del tutto per caso. E devo dire che Marty in questo è bravissimo. Difatti suggerisce semplicemente di passeggiare per le vie e che comunque vada qualcosa accadrà. Dice che la vita è ricca di per sé. Io accetto e vedremo. Mi fido di lui ma non sono del tutto convinta. Così usciamo senza uno scopo preciso. Anzi con lo scopo preciso di cercare una persona ma senza volerlo. Lodevole. Ve l'ho detto che Marty è bravissimo. Trovarmi qui è già di per sé un successo, direbbe Righty. Ma mi rimane attaccato un senso di insoddisfazione. Un fuori porta se non fosse per Madeline, Io non l'avrei mai fatto. Neanche per Parigi. Neanche per Marty. Io sto bene a casa. So cosa mi aspetta. Ora invece secondo le istruzioni di Marty dobbiamo proprio non avere aspettative. E che ci vuole a lasciarsi andare a zonzo senza meta? Sempre secondo Marty, è così che la incontrerò. Lo adoro. E’ così pieno di buon senso. Succedono cose strane. Dico cose perché non riesco ancora a trovare le parole. Sembra che io non abbia più freni proibitivi. Come se qualcosa fosse scattato in me. A dimostrazione prendo il bateau-mouche senza quasi fiatare. A Torino faccio carte false per non uscire di casa. Lo metto sul conto di Parigi. Città magica. Dai mille poteri. Non credo proprio che venire a Parigi e salire sulla prima nave che c'è sia sufficiente a tranquillizzarmi per sempre. Una boccata d'ossigeno. Ecco cos'è. Non indosso le cuffie. Preferisco intuire cosa può raccontare ogni mattone. Ogni onda. Ogni particella dell'aria. Chiedo a Marty se se lo può immaginare l'Ottocento a Parigi. Brulicava di esseri straordinari e a volte maledetti. Mi guardo intorno e mi chiedo ancora di quale storia facciano parte gli altri passeggeri del bateau. Madeline mi piace. Non capisco come facciano a mettere in dubbio la sua esistenza. Sento ancora il Dottor Right. “Sono personaggi Cassie! Sono inventati. Non esistono se non nell'immaginazione. Dimmi che lo sai e che credere il contrario ti è utile per scappare?” A questo punto avevo fatto io una smorfia e mi ero messa a parlare degli esercizi respiratori. Tanto per farlo contento. Righty è intelligente. Prima o poi capirà il diversivo. Esistono eccome. Marty ne è la dimostrazione. È il personaggio del suo libro in divenire. Perciò Madeline c'è. E il fatto che mi trovi a Parigi lo conferma. Non sono mica così stupida da allontanarmi da casa, varcare il confine in stato di shock e dormire con alieni per rincorrere la fuffa. Che sia chiaro. Dulcis in fundo Marty mi aveva solo chiesto di non portarmi libri dietro. Aveva accettato il viaggio con tutti gli inconvenienti detti e sopratutto quelli taciuti ma su una cosa era stato irremovibile. Non portarti dietro nessuna pagina. Una tortura. A metà. Molti passaggi li conosco a memoria adesso. Mi ci sono messa d'impegno. Non volevo sentirmi troppo sola. Non può farmene una colpa. Gli ho detto che è come quelli che conoscono a memoria la loro canzone preferita. Solo che loro probabilmente la sanno tutta. Io non ho avuto il tempo di studiarmi un libro per intero. L'importante è la scia che ti lasciano, no? Devo ammettere che ripassare sempre lo stesso paragrafo è un tantino ossessivo perciò cerco di ascoltare i pezzi di conversazione che incrocio. C'è un leitmotiv. Sembra che nessuno sia del tutto felice. Cercano tutti qualcos'altro. Marty ha ragione però nel dire che lo cercano al di fuori 5 di loro stessi. Ma dovremmo bastarci? Se io avessi potuto sarei venuta da sola e in questo momento sarei senza Marty qui. Sarei stata grandiosa. Con i miei libri nella valigia. Ora invece ho un amico e ricordi letterari. È successo tanto tempo fa. Ma non me ne resi conto subito. Pensavo fosse normale vivere così. Eppure c'era qualcosa dentro di me che mi spingeva ad andarmene. Forse dopotutto sapevo ma era meglio ignorare. Non esiste, mi dicevo. Credo fosse in quel periodo che ho iniziato a sognare. Forse dopotutto l'essere umano è programmato per sopravvivere e riesce a trovare varchi anche laddove la roccia è ben salda. Leggevo libri storici come i miserabili. Volevo Jean Valjean come padre. Uno con i contro coglioni. Uno che mi portasse via da quell'inferno probabilmente. Ma non arrivò nessuno. Mi chiesi che cosa aveva più di me Cosetta per essere stata salvata mentre io dovevo fare tutto da me. Credo che Marty quando mi vide la prima volta capì tutto. D'altronde era stato buttato fuori di casa per colpa delle sue preferenze sessuali. E sono convinta che ci siano affinità elettive fra i rigetti. Ci è poi voluto un coraggio da leone per poter andare avanti come se niente fosse o quasi. Per raggiungere traguardi. Ma da qualche tempo non posso più raccontarmi bugie. Lo fa il mio cervello al posto mio. Mi dice che devo aver paura di tutto quello che c'è fuori di casa. E a volte anche in casa. Di giorno. E a volte anche di notte. E io lo ascolto. Anche perché non potrei fare altrimenti. Me lo porto in giro continuamente. Se fossi ingegnere brevetterei l'invenzione per farlo smettere. Spengo e riaccendo a piacimento. Così almeno un po' di tregua ce l'avrei. Pensando di diventare pazza ho incontrato il Dottor Right. Mi ha chiarito molte cose. Certo. Non potevo più andare avanti così come un automa armata fino ai denti. Difatti non ho retto. E ora tutto il mondo per me si è capovolto. Si tratta di rialzarsi. Anche zoppicando bisogna camminare. Apro gli occhi. È bello sentire il calore del sole sulla pelle. Marty sorride. Dice che la libertà non ha prezzo. Che bisogna mandare a quel paese tutti quelli che ti impediscono di vivere la vita che vuoi. Ma mica posso mandare a fan culo il mio cervello. Compromesso. Ecco cosa ci vuole. Con delle patatine fritte. Ho fame. Tanta. In questo momento non voglio tornare a Torino. Questo limbo mi piace. No man's land. Non mi fa sentire una caga sotto rinchiusa ma neanche donnavventura. Mi sembra un giusto mezzo. Compromesso. Difatti il cervello mi sta lasciando in pace. Sono comunque allerta perché non si può buttare alle spalle anni di ansia, anni in cui ogni giorno mi chiedo oggi come andrà. Diciamo che l'ossigeno arriva meglio di prima. Non so dove Madeline mi porterà. Sarebbe più semplice se non esistesse. Potrei mollare. Sarebbe così facile. Non ci vorrebbe nulla. In compenso tenere duro costa una fatica da ercole. Ma se lei non ci fosse non sarei qui. Buffo no? Io non so come ci si sente ad incontrare il proprio idolo. E soprattutto non so cosa voglio da lei. La foto ricordo? Una grande amicizia? A parte Marty sento il bisogno comunque di dimostrare che quelle persone esistono e fanno parte del nostro mondo. Quello reale dico. Righty accenna continuamente al mondo immaginario. Credo che faccia fatica, lui e molti altri, ad accettarlo. Lo so che la fantasia è importante ma deve essere tale. Se Madeline sapesse che la credono in molti fasulla forse si arrabbierebbe. È come se sul pianerottolo incrociando il mio vicino gli dicessi tu non ci sei. Ti vedo ma non sei reale. Ti sto immaginando. A quel punto se posso non vorrei vicini di casa tanto per dirne una. Beh immaginerei un mondo perfetto per me. Nel frattempo il vicino di casa chiamerebbe l'ambulanza per farmi portare via. Dopo la passeggiata sull’acqua, Marty propone di andare a visitare il Club delle Ciofeche. Ha letto molto sull’argomento ed è curioso di vedere con i suoi occhi. Ci iscriviamo gratuitamente alla giornata découverte. Marty vuole provare subito la palestra per sentirsi giusto quando verrà il momento. Un po' di esercizio non può fare male. Mi piazzo sulla pedana per la corsa e accendo. 6 Ci sono un sacco di spie e lucine che lampeggiano. Dal display mi vengono rivolte una serie di domande. Quanto peso. Quanto sono alta. Se preferisco fare chilometri o minuti. Se mi sento bene e predisposta allo sforzo o se soffro di qualche malattia di cuore. Se gradisco musica e nel caso ho solo da pigiare il tasto della playing list. Se alla fine mi farebbe piacere una spruzzatina di eau d'eur per rinfrescarmi e sentirmi come nuova. Mi chiede se voglio già prenotare il parrucchiere perché mi ricorda che un buon allenamento fa sudare ben sette camice e che se devo uscire e magari sono di fretta non avrò il tempo di sistemare i capelli. Senza dimenticare la depilazione con a seguire uno scrub considerando che i pori della pelle saranno ben dilatati il servizio sarà una passeggiata. Mi ricorda che le boutique applicano lo sconto a tutti i clienti del Club, anche a coloro che hanno utilizzato il voucher di Groupon. Effettivamente dopo un po' di sport ci si sente benissimo. Alla fine sono stata sulla pedana otto minuti. Il tempo necessario per rispondere a tutte le domande e scappare al centro estetico e ora sto alla grande. Sono più determinata che mai. Spero solo che Madeline non si scocci che una qualunque come me le voglia parlare. Marty dice che le star sono un po' così. Ma se sono star è anche grazie ai fan no? Che se nessuno le starebbe a guardare, sentire o leggere che ci starebbero a fare? All'inizio sono tutte pappa e ciccia e poi si montano la testa e non vogliono più firmare autografi. Questo me lo ricordo. Marty l'aveva detto sul suo blog scatenando un putiferio. Mi disse a conclusione della diatriba che la gente ha bisogno di renderle irraggiungibili, per sognare. Tant'è. Se un autore ti sceglie per il suo prossimo scritto e tu esisti solo attraverso di lui, almeno in quella storia, viene da sperare di cadere in buone mani. Spero che possano leggerne il copione. Perché qui si fa sul serio. Non ci sono attenuanti. Almeno credo. Ecco. Le chiederò se finge. Ma credo di no. Dopotutto, Jean Valjean è morto per davvero.

 


* Isabella Swan, Edward Cullen, Alice Cullen, Twilight

I biglietti erano tutti scritti in stampatello e tutti con le stesse parole. Li aveva scritti così perché il suo corsivo non riusciva a leggerlo nessuno, nemmeno lui. Li infilò uno per uno dentro delle buste senza affrancatura sulle quali aveva scritto il nome del destinatario, solo il nome proprio, perché non aveva mai capito, né apprezzato, il concetto di famiglia. Poi, era già tarda notte, uscì di casa e mentre passeggiava, gustando il silenzio delle ore che liberano i sogni, li infilò ognuno nella cassetta postale del destinatario, badando bene di non farsi notare dai pochi nottambuli che, a tratti, guastavano la pace. Quando imbucò l'ultima lettera, scoprì dal dolore ai piedi che le persone cui aveva scritto erano molte di più di quante aveva immaginato e di avere attraversato tutta la città. Una fitta gli sfiorò l'ombelico, fece un respiro profondo e si diresse verso l'autostrada. Ci andava spesso, saliva arrancando (gli anni cominciavano a pesare) fino al punto più alto di un cavalcavia e guardava le auto sfrecciare. Era meglio del prozac, meglio di una sbronza di vino. E anche di un giornaletto porno. Si affacciava col corpo mezzo fuori dal parapetto, sotto di lui le auto gli facevano roteare gli occhi, i camion parevano sfiorarlo, seguiva con un mezzo giro della testa la corsa delle auto più veloci, da desta a sinistra, da destra a sinistra, di continuo, fin quando gli faceva male il collo. Allora andava dall'altra parte del cavalcavia e ruotava la testa da sinistra a destra. Un buon esercizio, ma anche pericoloso: una volta che il collo cominciava a dolergli troppo, si girò di scatto per attraversare e venne quasi centrato da un'auto in arrivo. Il guidatore scese:

 

”Ma sei scemo?” gli disse.

 

Lui rispose di no. Quello si sentì preso per il culo e un po' per questo, un po' per scaricare l'adrenalina che la paura gli aveva messo in circolo, gli sferrò un pugno sul naso. Poi se ne andò. Marco restò a leccarsi il sangue che gli colava sulle labbra fin quando l'alba lo incalzò, costringendolo a rientrare. Dal suo naso rosso e gonfio, al lavoro i colleghi dedussero che si era sbronzato di nuovo.
Un'altra notte, non molto tempo dopo, causò un tamponamento. Guidare in autostrada è monotono e un tale che, a centoquaranta all'ora, osservava un aereo appena decollato dal vicino aeroporto, guardando in alto lo vide. “Si vuole buttare!” Pensò, e cominciò a strombazzare col clacson. Quello davanti, pensando che suonasse a lui, frenò bruscamente e le auto finirono una addosso all'altra. Un groviglio della madonna. Arrivò la polizia. Lo vide. Pensando che fosse là a buttare sassi, lo arrestarono. Se la cavò solo perché non trovarono un solo sasso, né sul cavalcavia né sull'autostrada. Mancava, per così dire, l'arma del delitto. Cercò di spiegare cosa andava a fare lassù, ma furono parole buttate. L'unica risposta di un poliziotto fu:

 

”Faresti meglio a prendere il prozac, buffone.”

 

Come fare a spiegargli che lo faceva proprio per non prenderlo più? Rinunciò e si chiuse in un mutismo che neppure nei film d'epoca, almeno in quelli c'era la pianola. Siccome lavorava allo sportello, perse il lavoro. I colleghi lo guardarono andar via scuotendo la testa. Il commento più benevolo che gli fecero fu: “Ho sempre pensato che era un tipo strano...”
Beh, un po' strano lo era, ma non più degli altri. Uscendo, li guardò ad uno ad uno, quelli pensarono che li stesse giudicando, invece voleva solo ricordarli. Voleva loro bene, li capiva. Avevano scelto la via più facile, magari ci avevano provato, a trovare un'uscita dalla mediocrità della loro vita, ma l'avevano sempre trovata chiusa. Come le porte d'emergenza delle discoteche, che, come tutte le uscite, sono anche entrate. E perciò le trovi sempre sbarrate. E non ti resta che pagare il biglietto, entrare ballare ridere, sudare e scordare, magari con l'aiuto di un paio di gin tonic, che da qualche parte ci deve essere una scappatoia. Allora si chiedeva: chi è più strano, io che so quel che cerco, o loro che hanno smesso di cercare?
Ricordando le loro facce mentre se ne andava, gli parve di avere intravisto in alcuni di loro un, magari lieve, senso di colpa. E gli incidenti che gli capitavano cominciavano a essere un po' troppi. Così, prima di uscire per andare al cavalcavia, prese l'abitudine di scrivere dei biglietti e a metterli al riparo dentro le cassette della posta dei destinatari. Erano tutti uguali e dicevano questo:

 

SCUSA SE TI HO FATTO DEL MALE.
    marco

 

Ma nessuno riuscì mai a leggerli: li scriveva con l'inchiostro simpatico. Perché in fondo, ma proprio in fondo nell'animo, era un burlone.

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